Attualità

La Chiesa di Francesco aperta e missionaria

Nell’esortazione «Evangelii Gaudium» le linee della riforma del Pontefice Consuetudini da rivedere senza paura. No a una «economia che uccide»

Una sintesi degli insegnamenti dei primi otto mesi di pontificato e uno sguardo programmatico al futuro della Chiesa. È stata presentata ieri l’esortazione apostolica «Evangelii Gaudium», primo documento ufficiale interamente scritto da Papa Francesco (l’enciclica «Lumen Fidei» in gran parte è opera di Benedetto XVI) dedicata all’«annuncio del Vangelo nel mondo attuale». Il Papa l’ha scritta ad agosto, al ritorno dal viaggio in Brasile, con il suo personalissimo stile, quasi colloquiale, con neologismi e frasi ad effetto che sembrano quasi slogan che Francesco consegna ai fedeli per l’opera di evangelizzazione. Sette i temi su cui si sofferma il Pontefice: «la riforma della Chiesa in uscita missionaria; le tentazioni degli operatori pastorali; la Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza; l’omelia e la sua preparazione; l’inclusione sociale dei poveri; la pace e il dialogo sociale; le motivazioni spirituali per l’impegno missionario». Francesco vuole una «conversione pastorale» che coinvolge il suo stesso ministero: «Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato». Una conversione che va letta in direzione di «uno stato permanente di missione». E per fare questo, il Papa chiede il sostegno delle Conferenze episcopali nel senso di quella collegialità auspicata dal Concilio ma che «non si è pienamente realizzata». Il Papa non vuole sostituirsi «agli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche» e avverte la necessità di «una salutare decentralizzazione». Il Papa vuole una Chiesa aperta: «Non è una dogana ma la casa paterna dove c’è posto per ciascuno». Una riflessione che Francesco approfondisce con due aspetti che faranno molto discutere. Il primo riguarda «consuetudini proprie (della Chiesa) non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia, che oggi ormai non sono più interpretate allo stesso modo e il cui messaggio non è di solito percepito adeguatamente. Possono essere belle, però ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura di rivederle». La seconda questione, pur senza citarla esplicitamente, riguarda i divorziati risposati e i loro figli: «Tutti - scrive il Papa - possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia». Parole destinate senza dubbio ad alimentare lo studio e il dibattito anche in vista del prossimo sinodo straordinario sulla famiglia. Il Papa mette poi in guardia i pastori (ma anche tutti i cristiani) da quella «mondanità spirituale» che è la minaccia più grande: «il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità». Chiede omelie brevi, non noiose ma che non si traducano in show (né lezioni moraliste né spettacoli di intrattenimento) e si appella all’unità: «Mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?». Largo spazio viene dedicato a temi di carattere sociale, alle sfide del mondo contemporaneo. Francesco ha parole dure nei confronti del modello economico dominante «ingiusto alla radice»: «Oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide». Il Papa ribadisce l’opzione per i poveri che «è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci». Appassionata la difesa delle «donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti» e della vita nascente: «I bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Non ci si deve attendere - aggiunge - che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie». Infine, il Papa ribadisce che non si può relegare «la religione alla segreta intimità delle persone» e auspica un maggior coinvolgimento, senza clericalismi, dei giovani e delle donne. In particolare sottolinea il «bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», anche «dove si prendono decisioni importanti», pur riaffermando che la questione del sacerdozio femminile è fuori discussione.

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