«Minori», senza una «maturità sessuale e psichica» tale da poter «operare scelte consapevoli», dunque «sfruttate». Ma ugualmente le due baby squillo «sono spregiudicate, libere, determinate nel raggiungimento dei loro scopi, alla ricerca di sensazioni forti, desiderose di beni costosi e disposte a tutto pur di averli, bisognose di soddisfare la sete di apparire grandi, di essere desiderate, di eccitare, di essere belle e anticonformiste». Lo mette nero su bianco il Riesame di Roma, in un provvedimento a firma proprio di una donna: il presidente del collegio, Franca Amadori. A distanza di poco meno di un mese dagli arresti sul giro di prostituzione minorile, giunge una prima conferma alle indagini della procura. Il «pappone» Mirko Ieni, la mamma «sfruttatrice» della più giovane baby prostituta e il commercialista Riccardo Sbarra, restano in carcere. Per i primi due rimangono inalterati i reati: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Posizione lievemente attenuata per Sbarra, al quale è stato revocato lo sfruttamento e la pornografia minorile, ipotizzando solo gli atti sessuali. Rilevante, infine, l’analisi del magistrati, che partono proprio dalle dichiarazioni delle ragazzine: «Volevamo troppo, per guadagnare tutti quei soldi o spacci o ti prostituisci (…) io sono disposta a fare questa cosa, perché secondo me questo è il prezzo da pagare per tutte le cose che vogliamo noi». IENI: «NON POTEVA NON SAPERE CHE ERANO MINORI» Ieni è il talent scout dello squallore: «Recluta, vigila, prende appuntamenti, affitta la casa» di viale Parioli. Sarebbe lui il dominus, assieme a Nunzio Pizzacalla (che non ha presentato istanza al Riesame). Ma soprattutto, Ieni era «a conoscenza della minore età» delle due baby squillo. Secondo il Riesame, lo dimostrano alcuni elementi: aveva chiesto di «avere il documento d’identità, ma le due ragazzine erano state vaghe e comunque non glielo avevano consegnato». «Nonostante le due minori avessero mentito, dicendo che frequentavano l’università, più volte era venuto fuori che andavano a scuola». Poi c’è il comportamento «protettivo» su quelle che lui definiva «ragazzette» e il particolare di alcuni clienti, che notando la giovane età delle baby squillo, se ne andavano. Per il Riesame, dunque, «emergeva evidente» la minore età. Ieni, infine, è l’uomo che riesce a «persuadere» entrambe: «Detta attività - scrive il Riesame presidente del collegio - compiuta nei confronti di ragazze infrasedicenni, nelle quali sicuramente non può ritenersi raggiunta una maturità sessuale e psichica, è idonea a influire sul processo volitivo e sulla capacità di autodeterminarsi. Basta pensare che gli stessi futili motivi, quale spunta motivazione all’esercizio della prostituzione - elemento inquietante nella vicenda in quanto chiaro sintomo della devastazione morale delle due minori - costituiscono espressione della immaturità delle due ragazze e della incapacità delle stesse di operare scelte consapevoli. A nulla», conclude, «rileva che le ragazze avessero già da tempo inserito autonomamente annunci su internet per procurarsi clienti, avendo Ieni, attraverso la sua attività di persuasione, rafforzato il convincimento delle due ragazze e indirizzato le loro scelte». «LA MAMMA SAPEVA DELLA PROSTITUZIONE» «Argomentazioni difensive non condivisibili»: la madre della più piccola delle due baby prostitute era a conoscenza della «attività» della figlia e anzi la incitava. Secondo il Riesame «le risultanze intercettative sul punto confortano l’impianto accusatorio, non prestandosi, peraltro, a interpretazioni alternative, circa la non consapevolezza dell’attività svolta» dalla figlia. I magistrati ritengono che la donna «sa della frequentazione della figlia della casa di viale Parioli, è a conoscenza dell’impegno extrascolastico della minore, tanto è vero che le dice di organizzarsi; sa che la figlia con tale attività guadagna molti soldi, perché anche lei ne usufruisce». Infine, conclude il Riesame, «l’altra argomentazione difensiva, secondo cui l’indagata era a conoscenza di una attività di spaccio della figlia, alla quale riconduceva la notevole disponibilità di soldi della ragazza, è parimenti carente sotto il profilo logico». IL COMMERCIALISTA E I RAPPORTI SESSUALI «Sbarra era uno dei clienti», hanno detto senza «contraddizioni» le due baby squillo. Esce parzialmente attenuata la posizione del commercialista. Secondo la procura anche lui avrebbe indotto e sfruttato le due ragazzine, oltre a chiedere immagini pornografiche. Secondo il Riesame, però, Sbarra «aveva avuto rapporti sessuali almeno» con una delle due ragazze «e ciò è già sufficiente ai fini della sussistenza della fattispecie contestata»: atti sessuali con minori. Secondo i magistrati, infatti, «all’epoca dell’intervento di Sbarra le due vittime erano già avviate e dedite da tempo alla vendita del loro corpo, attraverso gli annunci sui siti internet, nonché l’opera organizzativa di Ieni». Dunque, non ci sarebbe stato lo sfruttamento. Un’impostazione basata su pronunce giurisprudenziali contrastanti, che la procura è pronta a impugnare davanti alla Corte di Cassazione. Stessa cosa per le immagini pornografiche che, se pur l’uomo avrebbe chiesto, le ragazzine non avrebbero mai inviato.
«Baby squillo spregiudicate»
No dei giudici alla scarcerazione: «Ieni sapeva che erano minori»
