Da Putin a Netanyahu. Nel giro di una settimana Papa Francesco avrà due colloqui, oggi con il leader russo e lunedì 2 dicembre con quello israeliano, che potrebbero rivelarsi decisivi per promuovere la pace. La visita a Francesco è stata fortemente voluta da Putin, che arriva a Roma alla vigilia del vertice intergovernativo tra Italia e Russia, in programma domani a Trieste. È nota l’attenzione rivolta alla S. Sede dopo la determinante azione del Pontefice, lo scorso settembre, per scongiurare l’attacco degli Stati Uniti in Siria, con la lettera inviata dal Papa al leader russo che presiedeva il G20 a S. Pietroburgo. Forse si parlerà anche della possibile visita di Francesco a Mosca, sebbene nei giorni scorsi il metropolita della Chiesa ortodossa Hilarion abbia ribadito che i tempi non sono ancora maturi. Altrettanto importante sarà il colloquio del Pontefice con il premier israeliano, soprattutto dopo l’accordo firmato ieri a Ginevra sul programma nucleare iraniano che non è andato giù a Netanyahu. L’incontro era saltato a ottobre (quando peraltro il Pontefice aveva ricevuto il leader palestinese Abu Mazen). Probabile il rinnovo dell’invito a recarsi in Terra Santa, già formalizzato a maggio dal presidente Peres. Intanto ieri si è concluso ufficialmente l’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI e concluso da Francesco. Il Papa ha celebrato insieme a 1200 tra cardinali, vescovi e sacerdoti in piazza S. Pietro, davanti a oltre 60.000 fedeli. Con alcuni gesti significativi. Il Pontefice ha tenuto in mano durante il «Credo» l’urna di bronzo, portata in processione da mons. Fisichella, con le ossa venerate come quelle di S. Pietro, mai esposte in precedenza. Prima della Messa è stata effettuata una raccolta di fondi per le vittime del tifone Haiyan nelle Filippine mentre al termine della celebrazione è stata simbolicamente consegnata l’esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» (che sarà ufficialmente presentata domani) a un vescovo, a un sacerdote, a un diacono provenienti rispettivamente da Lettonia, Tanzania e Australia, e a 33 fedeli di altri 13 Paesi, rappresentanti di ogni evento celebrato in piazza San Pietro nel corso dell'Anno. Nell’omelia, il Papa ha ricordato con affetto Benedetto XVI che ha offerto «l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo». Poi ha sottolineato «la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia». Per questo «l’atteggiamento richiesto al credente» deve essere quello «di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo» perché «quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso». Poi, riferendosi alla preghiera rivolta a Cristo dal buon ladrone, Francesco ha ribadito che «Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Il Signore - ha concluso - dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza». Il Papa non ha mancato di pregare per la pace in Siria, in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. All’Angelus il Pontefice ha infine rivolto «un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori».
Il Papa incontra Putin Poi tocca a Netanyahu
Al centro dei colloqui gli impegni per la pace
