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Baby squillo, 30 clienti sotto indagine

Partivano da Napoli, Caserta, Cagliari e Catania per avere rapporti sessuali L’età tra i 19 ai 60 anni. Alcuni sono stranieri. Oggi il Riesame per i 5 arrestati

Romani, calabresi, napoletani, siciliani, africani e sardi. È lunga la lista di clienti delle due baby squillo dei Parioli che hanno fatto scoppiare la maxi inchiesta romana che ha portato all’arresto dei «protettori». Agli atti degli inquirenti, infatti, ci sono tutti i nomi e i cognomi di chi ha avuto rapporti sessuali a pagamento con le due ragazzine di 14 e 15 anni, all’epoca dei fatti. Gli investigatori, infatti, li hanno pedinati, fotografati, hanno segnato orari di ingresso e uscita dall’appartamento in viale Parioli. Conoscono le vetture che usavano per raggiungere il luogo dell’incontro a luci rosse, e in alcuni casi anche quanto hanno pagato il rapporto sessuale grazie alle intercettazioni telefoniche. In base a quanto è stato messo nero su bianco dagli investigatori che dallo scorso luglio indagano sul giro di baby escort della Roma bene, in quella stanza dove sarebbero avvenute anche orgie ci sono entrati uomini di tutte le età e nazionalità. Bastava che rispettavano il «tariffario» dettato dai protettori, e che partiva minino da 100 euro «per pochi minuti». Agli atti dell’inchiesta c’è dunque un lungo elenco di nomi e cognomi di clienti che avrebbero avuto incontri sessuali con le due ragazze minorenni e anche quelli di alcune prostitute adulte che avrebbero avuto come protettori gli stessi uomini che gestivano gli incontri delle minorenni. I clienti pagavano centinaia e centinaia di euro per avere rapporti con le ragazze, a volte erano disposti a sborsare anche migliaia di euro: il prezzo variava in base alle prestazioni e al tempo da trascorrere insieme alle baby squillo. E a tirare fuori dal portafogli tutti questi soldi per incontri a luci rosse sono stati uomini di tutte le età e nazionalità. Dalle carte in mano agli inquirenti, ci sono persone anche di 19 anni, fino a uomini di quasi 60 anni. Alcuni sarebbero partiti da Napoli e Caserta, altri da Catania, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Cagliari, Frascati, Marino, Fiano Romano e Anguillara. E a gestire gli incontri sempre le stesse persone, coloro cioè che sono stati chiusi in carcere con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile. Non solo. Nelle numerose carte ci sono anche i nomi e cognomi delle prostitute maggiorenni che avevano deciso di far gestire gli incontri ai protettori coinvolti nell’inchiesta. Si tratta di donne romene, milanesi e napoletane. In questa lunga lista ci sono anche i nomi dei nove clienti indagati, che si mischiano a quelli che invece sono stati già interrogati e che saranno ascoltati dagli investigatori nei prossimi giorni. Gli inquirenti sono arrivati a identificare chi incontrava le ragazzine anche attraverso le sim card dei cellulari delle minori. All’interno del telefono, infatti, le liceali in alcuni casi avevano memorizzato il numero sotto un nome inventato o con un diminutivo. A volte addirittura con il quartiere dal quale proveniva il cliente: Trastevere, Parioli, Salario. Oppure nella rubrica i clienti erano segnati con un numero o un aggettivo: cliente 5, 6 e 10, oppure "amore". Intanto oggi i cinque arrestati si presenteranno davanti ai giudici del Tribunale del Riemsa per chiedere la scarcerazione. Tra queste, anche la mamma di una delle due ragazzine che si prostituiva. Parallelamente ci sono gli interrogatori dei clienti, che fin dal primo giorno hanno sempre negato di essere stati a conoscenza che Angela e Mary (nomi di fantasia) fossero minorenni. Alcuni avrebbero anche chiesto l’età alle baby squillo, che avrebbero risposto di avere 18 anni. Altri, invece, una volta entrati nella casa a luci rosse, avrebbero deciso di andare via senza avere rapporti sessuali forse spaventati dalle facce da ragazzine delle prostitute. La procura di Roma è comunque orientata a chiedere il giudizio immediato nei confronti delle cinque persone arrestate il 28 ottobre nell’ambito dell’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione delle minorenni. Il giudizio immediato permette di saltare la fase dell’udienza preliminare e di andare direttamente al dibattimento in aula.

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