Ci sono i malati, «tesoro prezioso della Chiesa», e Papa Francesco si fa avvolgere dal loro abbraccio per ore. E ci sono i bambini, con tanto di portavoce, Giulia. La quale va da Papa Francesco, gli porge un libro fatto di disegni dei bambini dell’Unitalsi. È un libro di ritratti. «Non ci crederai, ma ci sei venuto davvero bene», dice. Succede all’incontro di Papa Francesco con l’Unitalsi. Al termine del quale si ferma a salutare e abbracciare uno per uno gli ammalati, scambia la sua papalina con una signora disabile, e mostra in maniera visibile che i malati sono una parte fondante del suo ministero. La conoscono come Unitalsi, sta per Unione Nazionale Italiana di Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali compie 110 anni. E per celebrarli sono arrivati in 6 mila a Roma. Tra loro 1.500 ammalati. E tra questi ammalati, 600 in carrozzina. Tutti nell’Aula Paolo VI, ad incontrare il Papa. Il quale fa un breve discorso, definisce l’Unitalsi un segno profetico contro il pietismo e lo scarto dei sofferenti, e poi scende giù, a salutare gli ammalati. E sta lì, ad abbracciarli uno per uno, per due ore. «Non allontanate da me i malati, sono la mia porta per il Paradiso», ha detto una volta Papa Francesco. Che vuole rendere visibile la vicinanza del Papa con quella che lui ha chiamato più volte «la carne di Cristo». «Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa, non consideratevi solo oggetto di solidarietà e di carità, ma sentitevi inseriti a pieno titolo nella vita e nella missione della Chiesa. Voi avete un vostro posto, un ruolo specifico nella parrocchia e in ogni ambito ecclesiale», ha detto Papa Francesco. E poi ha aggiunto: «L’opera dei volontari non è assistenzialismo o filantropia, ma genuino annuncio del Vangelo della carità, è ministero della consolazione». L’Unitalsi, è «chiamata ad essere segno profetico e ad andare contro la logica mondana, la logica dello scarto, aiutando i sofferenti ad essere protagonisti nella società, nella Chiesa e anche nella stessa associazione». Per Francesco c’è bisogno di una «pastorale inclusiva» per «favorire il reale inserimento dei malati nella comunità cristiana e suscitare in loro un forte senso di appartenenza». Si deve valorizzare «la presenza e la testimonianza delle persone fragili e sofferenti» - dice il Papa - perché la loro «presenza, silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l'accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana». Il Papa si lascia andare all’abbraccio delle persone, le accoglie in maniera informale. I bambini riescono a salire sul palco per abbracciarlo, eludendo la sorveglianza degli adulti. E c’è Giulia, che fa da portavoce dei bambini, e porta al Papa il libro di ritratti. Tra cui c’è quello di Francesco. «Non ci crederai, ma sei pure venuto bene», dice la piccola al Pontefice. E, aggiunge, «i libri sono due, uno per il Papa e uno per i bambini. Puoi mettere una firma sul nostro libro?». Scontata la risposta di Papa Francesco. Il quale, in mezzo alla folla, a un certo punto si avvicina ad una anziana malata, si abbassa, le porge la sua papalina, per l’ormai tradizionale scambio dello zucchetto. E lei la accoglie, e la indossa subito. Poi, un anziano dà al Papa una moneta da un euro come offerta. Papa Francesco la prende in mano, e poi gliela restituisce, ringraziandolo.
Il Papa: voi malati siete la mia porta in Paradiso
Sono 1.500 e Francesco li abbraccia uno ad uno. Una bimba gli regala un ritratto: sei venuto bene
