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Il Papa sceglie ancora la periferia Visita pastorale a Tor Sapienza

Nel pomeriggio del 1°dicembre a San Cirillo Alessandrino La parrocchia unico punto di aggregazione del quartiere

Si svolgerà domenica 1 dicembre, prima d’Avvento, la seconda visita pastorale di Papa Francesco in una parrocchia romana. E ancora una volta sarà una chiesa di periferia, quella di S. Cirillo Alessandrino, nel quartiere di Tor Sapienza, zona est della capitale. La notizia, che si è già diffusa nella comunità, è stata confermata dal direttore della sala stampa vaticana, padre Lombardi, che per ora si limita a dire che il Pontefice incontrerà i fedeli nel pomeriggio, in attesa di fornire ulteriori dettagli logistici. Francesco ha scelto di andare in una parrocchia di frontiera, eretta nel 1963 in un’area compresa tra Prenestina, Collatina, Tor Sapienza e Togliatti. Per tanti anni il ministero, affidato ai padri della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù (padri di Timon David), si è svolto in una sede provvisoria, in via Carlo Balestrini. Padre Marc Benazet, parroco dal 1992 fino allo scorso mese di agosto, raccontava così nel 2008 a «RomaSette» l’inizio del lavoro pastorale: «Quando nel 1963 giungemmo in questo quartiere c’erano pochissime case ed una distesa sconfinata di campagne. Basti pensare che il territorio della nostra parrocchia comprendeva quello che adesso appartiene ad altre due comunità vicine. Solo nel 1978 iniziarono a costruire le prime abitazioni di edilizia popolare. Eravamo ai confini più esterni di Roma». Parole pronunciate in occasione della benedizione della prima pietra della nuova chiesa, in viale Giorgio Morandi, dedicata poco più di un anno fa, il 29 settembre, dal cardinale vicario Agostino Vallini. Una chiesa moderna, costruita con dettagli tecnici che rispettano l’ambiente, su un’area di 15.000 metri quadrati che potrà ospitare anche strutture sportive al servizio del quartiere, con un campanile di ben 24 metri che la rende visibile sia dal tratto urbano dell’autostrada Roma-L’Aquila che dalla Palmiro Togliatti. «È un sogno che diventa realtà - commentò padre Benazet - sarà un aiuto concreto nell’opera di evangelizzazione di questa periferia dove esistono diverse difficoltà ma anche molte ricchezze». Il direttore dell’Ufficio diocesano per l’edilizia di culto, mons. Liberio Andreatta, presentando la nuova chiesa disse che era necessaria per la mancanza di spazi legata alla crescita demografica e soprattutto a coniugare «la cura pastorale dei fedeli con quella sociale del quartiere, privo di veri centri di aggregazione e segnato da profonde situazioni di disagio». Cura pastorale che dallo scorso 1° agosto è passata a un sacerdote diocesano, don Marco Ridolfo, 39 anni, sacerdote da 10, originario di Agrigento e già vicario a S. Luca Evangelista. Con lui collabora un altro sacerdote molto giovane, il maltese don Daniel Grech, 26 anni, ordinato lo scorso anno, a Roma per motivi di studio. Saranno loro, insieme ai fedeli di Tor Sapienza, ad accogliere il Papa. Che ieri all’Angelus, di fronte a 100.000 persone, ha commentato il vangelo della domenica, l’episodio della conversione del pubblicano Zaccheo: «Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. Quest’uomo - ha detto Francesco riferendosi a Zaccheo - è una pecora perduta, è disprezzato e "scomunicato", perché è un pubblicano, anzi, il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, ladro e sfruttatore. Una bella figura, eh?» ha aggiunto il Papa. Ma «Dio ricorda, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa». «Gesù - ha sottolineato il Papa - va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico. Perché anche in quel tempo si chiacchierava tanto, eh? E la gente diceva: "Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano?" Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo". In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù». «Ed io dico a te - ha concluso a braccio il Pontefice - se tu hai un peso sulla tua coscienza, se hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti, pensa che Uno ti aspetta, perché mai ha smesso di ricordarti, di pensarti. E questo è il tuo Padre, è Dio, è Gesù che ti aspetta. Arrampicati, come aveva fatto Zaccheo; sali sull’albero della voglia di essere perdonato. Io ti assicuro che non sarai deluso».

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