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La crisi frena il gioco. Il fisco soffre

Filippo Calerif.caleri@iltempo.it La crisi morde anche la «febbre» del gioco. Lo scorso anno, infatti, la spesa dei giocatori e cioè la differenza tra le somme messe in gioco e quelle vinte è...

La crisi morde anche la «febbre» del gioco. Lo scorso anno, infatti, la spesa dei giocatori e cioè la differenza tra le somme messe in gioco e quelle vinte è stata pari a 17,1 miliardi di euro. Un calo consistente e pari al 3,5%. L’anno precedente infatti la stessa cifra era pari a 17,7 miliardi. Si sfata così il mito che anche in fase di recessione economica il settore delle scommesse e delle lotterie non subisca arretramenti. E che conferma che a soffrire per la diminuzione delle giocate sia anche il fisco italiano. Tra il 2011 e il 2011 sono mancati all’erario circa 500 milioni di tasse in meno. Il gettito è sceso da 8,6 miliardi a 8,1. A cambiare sotto l’effetto del minore reddito disponibile è anche la modalità e la scelta dei giochi. Lo scorso anno infatti si è confermata la tendenza dei giocatori a orientarsi verso giochi a pay-out maggiore e in cui l’esito dell’evento è più ravvicinato nel tempo rispetto al momento della giocata. La variazione più significativa nella composizione della spesa ha riguardato gli apparecchi da intrattenimento (Awp e Vlt), verso i quali si è concentrato il 54% della spesa totale, rispetto al 49% del 2011. Di segno opposto, il lotto sceso dal 16 al 12% della spesa totale e il superenalotto dall’8,5 al 6% della spesa totale. Complessivamente i giocatori hanno maturato vincite per 70 miliardi di euro. In generale, si è verificata una contrazione della spesa verso tutti i giochi pubblici, salvo le Vlt (+1.243 milioni, in conseguenza del completamento dell’attivazione dei terminali di gioco). Dati positivi anche da acuni giochi on-line (+57 milioni, risultato del consistente recupero di somme precedentemente spese presso siti illegali) e le lotterie (+28 milioni, sostanzialmente stabili). Le entrate erariali incidono per il 47,3% della spesa, al netto della tassazione sul reddito di impresa degli attori della filiera. Una constatazione che dimostra come il settore subisca una fortissima tassazione seconda solo al comparto delle accise sulla benzina. Infatti, le somme al netto di quelle che sono restituite per le vincite – e che quindi misurano il reale volume d’affari del comparto – sono destinate per il 47,3% all’erario e per il restante 52,3% alla filiera (concessionari, esercenti, tabaccherie, agenzie). I ricavi lordi dei soggetti economici interessati subiscono, ovviamente, la tassazione ordinaria che grava sulle imprese così come i compensi spettanti ai lavoratori. In totale dunque il settore del gioco subisce una tassazione reale molto elevata.

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