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Il cacciatore di camorristi rischia 4 anni

Il cacciatore di camorristi è diventato preda. La più pregiata nell’inchiesta sui ristoranti dei clan. Il pubblico ministero della Dda partenopea ha chiesto quattro anni di carcere e cinque di...

Il cacciatore di camorristi è diventato preda. La più pregiata nell’inchiesta sui ristoranti dei clan. Il pubblico ministero della Dda partenopea ha chiesto quattro anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per Vittorio Pisani, il super-poliziotto «mascariato» dal pentito Salvatore Lo Russo. Uno soprannominato nell’ambiente dei delinquenti ’o capitone per il carattere viscido, sfuggente. Un tagliagole che ha scalato i vertici della Cupola della mala campana vendendo fratelli, amici e comparielli alle forze dell’ordine e allo stesso Pisani, di cui per lunghi anni è stato riservatissimo confidente. Nel filone principale, l’ex numero uno della Squadra Mobile è finito alla sbarra con l’accusa di aver confidato a un co-imputato, il ristoratore Marco Iorio (a sua volta sospettato di aver investito nella sua catena di locali un milione e mezzo di euro provenienti dalle tasche insanguinate di una bandi di usurai, i Potenza, legati proprio a Lo Russo) l’esistenza di un fascicolo a suo nome per il reato di riciclaggio. Sono, invece, già crollati davanti al giudice dell’udienza preliminare altri due capi di imputazione, contestati all’investigatore calabrese, nati sempre dai verbali del collaboratore di giustizia, che ha raccontato ai sostituti procuratori antimafia di averlo corrotto con una serie di bustarelle per un ammontare di circa 200mila euro perché non indagasse sui suoi affari criminali. Una balla. I conti correnti di Pisani sono stati passati al setaccio, ma non un centesimo è stato trovato fuori posto. Non ha svenduto la divisa e l’onore per il denaro, Pisani. Né ha smesso di lavorare come solo lui sa fare: seguendo le tracce invisibili dei latitanti che seminano di dolore e lutti le terre della Campania infelix. E, pur sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora a Napoli, un giorno è andato a stringere le manette ai polsi del gran capo della camorra casalese Michele Zagaria in una tana sotterranea dalle parti di Casapesenna. Da quindici anni, lo cercavano il padrino. Lo ha trovato lui, quand’era ancora indagato.

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