Il luogo comune del missionario destinato alle lontane terre d’Oriente o alla selvaggia Africa sembra destinato a finire definitivamente in soffitta. La Chiesa si avvia a vivere una nuova stagione missionaria in cui ogni battezzato è protagonista di questo mandato nel luogo dove vive, recuperando l’insegnamento del Concilio Vaticano II, rilanciato dall’esperienza della Giornata mondiale della gioventù di Rio e confermato dal messaggio di Papa Francesco, diffuso ieri e datato 19 maggio, per la giornata missionaria mondiale che sarà celebrata domenica 20 ottobre, quasi al termine dell’Anno della fede. Intendiamoci: non tramonta il ruolo dei missionari in Paesi dove Cristo è ancora sconosciuto o quasi. La loro opera è preziosa e indispensabile e lo stesso Pontefice incoraggia quanti sentono la chiamata a dedicare la loro vita a questo scopo. Ma è necessario un nuovo entusiasmo nel trasmettere la fede in un mondo secolarizzato che, nel migliore dei casi, sembra voler mettere Dio in un angolo. L’analisi di Papa Francesco nel suo messaggio è molto lucida: «Nella nostra epoca, la mobilità diffusa e la facilità di comunicazione attraverso i new media hanno mescolato tra loro i popoli, le conoscenze, le esperienze. Per motivi di lavoro intere famiglie si spostano da un continente all'altro; gli scambi professionali e culturali, poi, il turismo e fenomeni analoghi spingono a un ampio movimento di persone. In aree sempre più ampie delle regioni tradizionalmente cristiane cresce il numero di coloro che sono estranei alla fede, indifferenti alla dimensione religiosa o animati da altre credenze. Non di rado poi, alcuni battezzati fanno scelte di vita che li conducono lontano dalla fede, rendendoli così bisognosi di una "nuova evangelizzazione". Viviamo poi in un momento di crisi che tocca vari settori dell'esistenza» compresi «quello del senso profondo della vita e dei valori fondamentali che la animano». «In questa complessa situazione - sottolinea il Papa - si rende ancora più urgente portare con coraggio in ogni realtà il Vangelo di Cristo. L’uomo del nostro tempo ha bisogno di una luce sicura che rischiara la sua strada e che solo l’incontro con Cristo può donare». Francesco ricorda che «il Concilio Vaticano II ha sottolineato in modo speciale come il compito missionario, il compito di allargare i confini della fede, sia proprio di ogni battezzato». Un aspetto «non secondario della vita cristiana». Ma, avverte, «la missionarietà della Chiesa non è proselitismo, bensì testimonianza di vita che illumina il cammino». L’Anno della fede, afferma il Pontefice, «è di stimolo perché l'intera Chiesa abbia una rinnovata consapevolezza della sua presenza nel mondo contemporaneo». E mette in guardia dalla «timidezza» di certi cristiani che sembrano quasi vergognarsi della propria fede: «Spesso l'opera di evangelizzazione trova ostacoli non solo all'esterno, ma all’interno della stessa comunità ecclesiale. A volte sono deboli il fervore, la gioia, il coraggio, la speranza nell’annunciare a tutti il Messaggio di Cristo e nell’aiutare gli uomini del nostro tempo ad incontrarlo. A volte si pensa ancora che portare la verità del Vangelo sia fare violenza alla libertà. Paolo VI ha parole illuminanti al riguardo: "Sarebbe ... un errore imporre qualcosa alla coscienza dei nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza di Gesù Cristo con piena chiarezza e nel rispetto assoluto delle libere opzioni che essa farà ... è un omaggio a questa libertà". Dobbiamo avere sempre il coraggio e la gioia di proporre, con rispetto, l’incontro con Cristo». Un messaggio positivo mentre invece molte volte «vediamo che sono la violenza, la menzogna, l’errore ad essere messi in risalto e proposti. È urgente far risplendere nel nostro tempo la vita buona del Vangelo con l’annuncio e la testimonianza», ricordando che «non si può annunciare Cristo senza la Chiesa. Evangelizzare non è mai un atto isolato, individuale, privato, ma sempre ecclesiale». Francesco conclude il suo messaggio con un pensiero «ai cristiani che, in varie parti del mondo, si trovano in difficoltà nel professare apertamente la propria fede e nel vedere riconosciuto il diritto a viverla dignitosamente. Sono nostri fratelli e sorelle, testimoni coraggiosi - ancora più numerosi dei martiri nei primi secoli - che sopportano con perseveranza apostolica le varie forme attuali di persecuzione. Non pochi rischiano anche la vita per rimanere fedeli al Vangelo di Cristo». A quanti «soffrono violenza e intolleranza - conclude il Papa - ripeto loro le parole consolanti di Gesù: Coraggio, io ho vinto il mondo».
Nella Chiesa ostacoli all’evangelizzazione
Il Papa richiama ogni battezzato alla responsabilità di trasmettere la fede. Messaggio della giornata missionaria: all’uomo d’oggi serve una luce sicura.
