Attualità

«Zitti per paura di perdere il posto»

Insegnanti e bidelli della materna San Romano ascoltati dagli investigatori «Chi segnalava gli episodi di violenza veniva emarginato e insultato»

Sapevano. Ma avevano paura. Di essere messi da parte se avessero parlato. O, addirituttura, di perdere il posto di lavoro. Questo hanno detto insegnanti e bidelli della materna «San Romano», la scuola del Tiburtino dove una maestra è accusata di maltrattamenti e percosse ai danni di alcuni dei suoi piccoli alunni e la direttrice scolastica di averla «coperta» senza denunciare quanto stava accadendo. Ieri, ascoltati dagli investigatori del commissariato San Basilio guidati da Adriano Lauro e coordinati dal pm Eugenio Albamonte, titolare dell’inchiesta, hanno confermato il clima di tensione e di omertà interno all’istituto per l’infanzia. «Altre maestre dell’istituto sono da tempo a conoscenza dei comportamenti della Mattei ( Franca Mattei, 63 anni, la docente finita ai domiciliari mercoledì mattina Ndr ). La direttrice ( Maria Rosaria Citti, 57 anni, anche lei agli arresti nella sua abitazione Ndr ) non solo non è mai intervenuta, neppure attivando verifiche interne alla scuola nell’esercizio dei poteri e dei doveri funzionali al suo ruolo, bensì ha coperto e avallato quei comporatmenti», aveva scritto il gip Elvira Tamburelli nelle due paginette di ordinanza cautelare emessa nei confronti delle due donne. E Sembra quasi che gli insegnanti ascoltati dalla polizia abbiano voluto replicare, e confermare, alle sue osservazioni. «Non abbiamo denunciato i fatti perché chi segnalava queste cose con insistenaza veniva emarginato o insultato. E qualcuno aveva anche paura di perdere il posto di lavoro», hanno detto. Minacce di «mobbing» riferite agli investigatori da una decina di persone, fra personale docente e non. Alcuni sarebbero stati testimoni diretti delle violenze sui bambini, altri lo hanno saputo dai colleghi. Tanta era la pressione, che un’insegnante aveva chiesto il trasferimento in un’altra sezione. E alla bidella che segnalava quanto accadeva, la direttrice avrebbe risposto seccamente: «Vai a pulire i cessi! Queste cose non ti riguardano!». Sempre ieri, come annunciato dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, gli ispettori del «Miur» sono stati nella scuola in via di San Romano 93 e, terminati gli accertamenti, stileranno una relazione. La maestra sotto accusa, comunque, sarebbe andata in pensione tra circa un mese dopo 35 anni di lavoro. Franca Mattei è stata difesa anche da molti genitori, che non credevano a quanto scritto nell’atto d’accusa del giudice per le indagini preliminari e chiedevano di vedere i filmati. Dal 24 aprile all’8 maggio scorsi, infatti, dopo le denunce di una bidella e di un’insegnante, nelle classi della sezione F dove insegnava la maestra arrestata e in altri punti dell’edificio erano state installate micro-videocamere nascoste, che hanno ripreso gli abusi. Ma i video non sono stati diffusi. Richiesta che papà e mamme hanno reiterato ieri. Invano. Sarà il magistrato, che per il momento non vuole certo «falsare» gli interrogatori con la visione delle scene di maltrattamenti, a decidere quando acconsentire alla proiezione dei filmati. Chi li ha visti, in ogni caso, ha sottolineato che sono «pesanti». Il gip ha definito i comportamenti di Franca Mattei «vessatori, offensivi e mortificanti della dignità dei bambini, nonché violenti». Lei e la coordinatrice Citti saranno ascoltate lunedì nel tribunale di piazzale Clodio. All’interrogatorio di garanzia condotto da Elvira Tamburello dovrebbe esserci anche il pubblico ministero Albamonte. Ieri mattina non tutti i genitori hanno portato i figli a scuola pubblica di via San Romano: «Vogliamo tutelarli e capire prima meglio che cosa è veramente successo», hanno spiegato. Solidarietà ai piccoli, che hanno dai tre ai cinque anni e fra i quali alcuni hanno problemi psico-infantili, è giunta dal Movimento dei genitori e dalla Federazione per il superamento dell’handicap. «Ci costituiremo parte civile contro i responsabili di questo scempio educativo, consumato verso i piccoli e i genitori, che con fiducia affidano ad educatori i loro figli - ha detto Antonio Affinita, direttore generale del Moige. «Questi comportamenti emersi, densi di violenza e paura rimarranno come cicatrici sui bambini per tutta la vita. Siamo pronti ad offrire ai genitori vittime con i figli di queste violenze tutta l’assistenza necessaria». Per l’associazione «occorre rafforzare e sistematizzare il sistema di controllo e standard qualitativo delle scuole. Lo abbiamo piu volte denunciato come lacunoso e carente». Il Fish di Roma, invece, sottolinea «la necessità di una maggiore attenzione nella promozione del valore della dignità umana dei bambini con disabilità, troppo spesso al centro di situazioni di discriminazione anche violenta» e chiede al Campidoglio «il potenziamento dei servizi di assistenza scolastica».

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