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Achille Lauro provoca, ma a Sanremo non basta nemmeno lui

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica come ascisse e ordinate

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Cosa non si fa per provare a tirare su l’audience. Achille Lauro l’hanno mandato avanti a testa bassa. Lo sapevano. Eccome se lo sapevano che si sarebbe scatenato il putiferio. Lauro De Marinis cavalca le polemiche come un surfista le sue onde. I vertici di viale Mazzini l’hanno capito bene e hanno puntato anche su di lui per riportare i telespettatori sulla rete ammiraglia.
Costi quel che costi. Ed è costato la spaccatura del mondo cattolico tra chi accusa il cantante di blasfemia e chi lo promuove. In entrambi i casi le lacrime di sangue che gli hanno solcato il viso non sono passate inosservate.

 

 

Subito è arrivata l’alzata di scudi di buona parte dei cattolici. Il direttore di «Famiglia Cristiana» ha bocciato la prima performance del cantante giudicandola «un’offesa ai credenti cristiani per la possibile allusione alle statue della Madonna e a immagini sacre legate alle lacrimazioni». E ha aggiunto: «È una scelta eccessiva, per certi versi scioccante, che l’artista si poteva risparmiare e che potrebbe anche essere interpretata come una offesa ai credenti cristiani». Gli ha fatto eco l’autore della prefazione di un volume sulla Madonna di Civitavecchia: «Siamo di fronte a una provocazione gratuita. Se si va a sfondare questa porta ci si affaccia sul sacro e lì sta la coscienza di ciascuno. Se ci si spinge oltre si insulta il sacro. E allora c’è blasfemia ma tante volte si agisce solo per provocare». I Papaboys, invece, lo giudicano diversamente. «È un artista geniale, un provocatore - dichiara il loro leader - ma il nostro mondo deve cogliere le differenze tra uno che sta dalla nostra parte e uno che è contro come poteva essere Marilyn Manson». Come dire al peggio non c’è mai fine.

 

 

Lauro intanto continua a cavalcare il sacro sulle copertine di mezza Italia: «I santi e le Madonne sono immagini che fanno parte della mia storia, della mia gallery esistenziale. Anche grazie a loro ho imparato a generare me stesso, senza aiuti, trattando la creatività come uno Spirito Santo». Dopo il suo segno della Croce chissà cosa ne pensa Amadeus… 

 

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