Giffoni Film Festival, il patron Claudio Gubitosi finisce nei guai
Nuova indagine della Corte dei conti sulla gestione del Giffoni Film Festival, rassegna internazionale di cinema per ragazzi ospitata dal 1971 a Giffoni Valle Piana (Salerno). I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, su delega della Procura regionale per la Campania della Corte dei conti, hanno notificato un invito a dedurre, con contestuale atto di messa in mora, nei confronti dell’Ente Autonomo Giffoni Experience, del direttore artistico Claudio Gubitosi, in relazione ai contributi pubblici erogati dalla Regione Campania, in quanto ritenuti responsabili di un danno erariale di 478.769 euro, riferito alle edizioni del Giffoni Film Festival dal 2016 al 2024. Contestualmente, a seguito di un decreto adottato dal presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti, su richiesta dell’autorità giudiziaria contabile, è stato eseguito il sequestro conservativo di rapporti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari del provvedimento, fino alla concorrenza dell’importo contestato, oltre a rivalutazione monetaria e interessi. Le successive attività investigative avrebbero fatto emergere ulteriori criticità legate agli affidamenti diretti conferiti, dal 2016 al 2024, a un’associazione culturale operante nell’ambito delle attività sociali collegate alla manifestazione cinematografica, presieduta dalla moglie di Gubitosi e avente come unica dipendente la figlia della coppia.
Il procedimento rappresenta lo sviluppo del fascicolo istruttorio relativo alla gestione del servizio di trasporto e movimentazione di ospiti e giurati del festival, già sfociato in un decreto di citazione a giudizio davanti alla Corte dei conti e attualmente in attesa di sentenza. Le ulteriori verifiche svolte avrebbero consentito di ricostruire un sistema attraverso il quale parte dei contributi pubblici destinati al festival sarebbe stata progressivamente «dirottata» verso l’associazione presieduta dalla moglie di Gubitosi mediante affidamenti formalmente qualificati come servizi di inclusione e solidarietà sociale, ma ritenuti nella sostanza una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata. Secondo quanto emerso dalle indagini, tale schema si sarebbe ripetuto annualmente attraverso la presentazione di progetti sociali dai contenuti generici (assistenza, inclusione, solidarietà, campagne di sensibilizzazione, attività charity e servizi di supporto) successivamente inseriti tra le spese finanziate con fondi pubblici. Gli incarichi, conferiti ogni anno per importi pressoché identici, sarebbero poi stati rendicontati nell’ambito dei contributi regionali ed europei ottenuti dall’Ente. Le verifiche contabili avrebbero inoltre evidenziato che l’associazione beneficiaria riceveva quasi esclusivamente risorse provenienti dagli affidamenti del Giffoni Film Festival e che gran parte delle somme percepite sarebbe stata destinata alla copertura del costo dell’unica dipendente.
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