Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Scoppia il sex gate della Flotilla: l'attivista Thiago Avila nel mirino

L'amico di Greta secondo tre partecipanti alla spedizione avrebbe avuto «comportamenti inappropriati»

Aldo Rosati
  • a
  • a
  • a

Dal war movie alla commedia sexy in acque internazionali: un repentino cambio di genere. Altro che Flotilla, piuttosto un sequel di Love Boat, la famosissima serie americana a cavallo tra gli anni '70 e '80.

Insomma, annulliamo la versione epica delle barche a vela che si muovono per rompere l’embargo israeliano a Gaza, incoraggiate dall’entusiasmo mondiale della gauche: «Sono Davide contro Golia». Immagini di repertorio: lo sciopero generale indetto dalla Cgil, le piazze piene del risentimento ProPal, le dirette in mare aperto dei «valorosi» parlamentari del campo largo: «Mayday, Mayday, gli israeliani ci stanno per raggiungere». Torniamo al format originario: amori incrociati, flirt di bordo, piccoli drammi sentimentali, con qualche intemperanza da «maschio alfa» incurante del copione drammatico. Il velo viene impietosamente squarciato da un reportage del New York Post: la «Flotilla della libertà» di Greta Thunberg, partita domenica da Barcellona per un altro viaggio anti-Israele verso Gaza, è stata scossa da uno scandalo a luci rosse. In pratica, uno dei suoi leader «woke» è stato accusato di «comportamento sessuale scorretto» a danno di almeno tre volontarie.
La denuncia, arrivata dal gruppo palestinese Heart of Falastin, non lascia spazio alla dissolvenza: «Farlo sulla barca, mentre si è diretti verso una nazione che sta subendo un genocidio, con volontari che sono sotto la tua autorità... è una chiara violazione etica e di potere».

 

In fretta si arriva all’identikit del «marinaio» impenitente, il «merlo maschio» rigorosamente con la kefiah: il brasiliano Thiago Ávila. Una vecchia conoscenza per le cronache italiane: nel novembre scorso l’attivista denunciò un sopruso della «Polizia di Giorgia Meloni». L’attivista era giunto a Genova per incontrare due sue amiche, Francesca Albanese e Greta Thunberg, e unirsi a una grande manifestazione. Toccante il video che pubblicò subito dopo sui social: «Ero tornato in stanza mentre gli altri stavano ancora cenando. Hanno bussato alla porta, pensavo fossero Greta o altri.

Hanno perquisito la mia stanza, anche se non sono stati irrispettosi». Qui la storia si fa intrigante: la giovane svedese potrebbe aver abbandonato la Flotilla proprio per gli atteggiamenti spinti di un suo componente. Un passo indietro: il focoso Ávila non sarebbe infatti nuovo a manifestare i propri bollenti spiriti. Anche durante la precedente Flotilla, il brasiliano fu segnalato per comportamenti discutibili. Nel corso di quel primo viaggio, la svedese abbandonò la missione.

 

«Frustrazione per il tempo perso in dispute ideologiche», scrisse allora Il Manifesto, che aveva un corrispondente a bordo. Per spiegare l’intreccio serve ricorrere a De André: «Una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale/come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca». Ad onor di cronaca, la Thunberg non ha risposto alle domande del New York Post sulle presunte accuse di cattiva condotta sessuale e sul fatto che possano aver influenzato la sua decisione di lasciare. Smentisce invece il «merlo maschio»: «Queste accuse non sono vere», ha dichiarato al quotidiano americano, d’altra parte al momento non ci sono denunce vere e proprie ma ricostruzioni indignate finite sui social. Sarebbe tutto un equivoco: «Per alcune persone è strano il modo in cui noi brasiliani ci abbracciamo. Siamo molto fisici. Dormiamo vicini e condividiamo le stanze». Un po’ come l’eurodeputata Ilaria Salis e il suo assistente parlamentare Ivan Bonnin.
Lo spunto ideale per la prossima stagione di Love Boat: Gaza mon amour.
 

Dai blog