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Feltri: c'erano sindaci rispettati e stimati, ora sono ridotti a figure sciape tra masochismo e suicidio

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Foto: Lapresse

Vittorio Feltri
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C’era un tempo in cui i sindaci erano rispettati e stimati. Solo i preti potevano contraddirli e finiva a male parole o con una preghiera alla Madonna. Oggi sono ridotti a figurine assai sciape di una politica che pretende il massimo e restituisce solo grane (soprattutto giudiziarie). Si dannano, corrono, dichiarano, smentiscono, organizzano feste, sfilate arcobaleno, la qualunque pur di reggere la buriana e non perdere il consenso. Non mi stupisce che non ci sia più nessuno che voglia fare il sindaco e che la parte più difficile delle elezioni non sia vincere ma trovare un candidato. Quella che segue è una rapida rassegna di primi cittadini italiani e loro gesta. Non vi faranno riamare la causa ma vi daranno un’idea del gran teatrino che è diventata la politica. 1) Luciano Fregonese (lista civica di centrodestra) è il possente sindaco di Valdobbiadene che ogni giovedì mattina indossa tuta e scarpe da tennis e si inoltra lungo i colli patrimonio Unesco per farsi una sgambata e perdere peso. Poiché pareva brutto sacrificare quelle ore preziose all’esercizio fisico anziché alle pratiche d’ufficio, ha coinvolto la cittadinanza. Si va tutti insieme a camminare, e intanto si raccontano le magagne. All’inizio i valdobbiadenesi hanno pensato che si trattasse di uno scherzo da prete per mettere alla prova il loro senso dell’humor, poi si sono accorti che il girovita scendeva e hanno iniziato a seguirlo. Appena lo vedono passare davanti alle finestre di casa, escono alla spicciolata e si accodano alla sua figura imponente. Un po’ come le olimpiadi aziendali del ragionier Ugo Fantozzi: sorridono, sudano, si appiccicano nelle tutine ascellari, inciampano, bestemmiano nelle retrovie sognando il prosecco delle sei, ma non perdono un metro. Che sia spirito di sacrificio o senso civico è tutto da dimostrare. Ma certo ai cinesi deve essere parso un miracolo e l'hanno invitato a Shanghai per replicare.

In alcuni comuni, i sindaci hanno rinunciato a fare politica e cominciato a fare le pulizie. Siccome le casse comunali piangono miseria, gli stipendi sono magri e i volontari sono spariti tutti, si sono rimboccati le maniche e sono andati di ramazza. A Mandello al Lario per esempio un’estate di due anni fa il sindaco Riccardo Fasoli (lista civica di centrodestra) si è messo a raccogliere cartacce e resti di bottiglie accanto al camioncino dei rifiuti: spazzava e puliva, sistemava e spostava, sorridendo alle vecchine di paese che guardavano ammirate e gli davano la benedizione. Canonica d’Adda, invece, è finita agli onori della cronaca per il primo sindaco carpentiere della storia. Si chiama Paolo Arcari (lista civica), la classica faccia da brav’uomo, senso pratico e cuore generoso. In un giorno di luglio dell’estate scorsa un violento nubifragio colpisce il paesino adagiato sull’Adda che ha il compito di governare. La tempesta si abbatte sui tetti, lasciando una sfilza di guai e calcinacci. C’è una villetta che dà pensiero, piovono tegole dal tetto, ma la proprietaria non ha i soldi per i lavori. Il sindaco indossa scarpe comode ed elmetto, sale sul tetto e le risolve il problema. La sua mamma gli dà del matto, non si sa se per il rischio corso o l’intemerata, la cittadinanza resta colpita. Due secondi soltanto. Perché a settembre Arcari riceve minacce pesanti in perfetto stile malavitoso per aver imposto il divieto di schiamazzi ai maranza dalle 23 alle sei del mattino.

A Genova regna Silvia Salis (centrosinistra), che ci crede veramente e si fa chiamare la sindaca. Stesso cognome dell’ex occupante di case popolari ma di tutt’altra pasta. Capelli biondi, scarpe firmate, piedi perfetti. Quel passato da lanciatrice del martello che la connota per caparbietà, forza e una certa insistenza. Sta sulle balle ai comunisti perché è figa e brava. E perché ha osato dire alla sacerdotessa della sinistra campionessa nel dire un tubo, facendolo sembrare tutto (indovinate di chi parlo), che è pronta a sfidare non lei mala Meloni. «Autoconsacrata» leader sulla via di Damasco, forse la destra si è pentita di non averla arruolata. Ma Genova è un’altra cosa. Sono i caruggi, le vie strette, la sporcizia del quartierino affacciato al porto, l’alto tasso di immigrazione. Salis ha alzato l’Irpef e messo la tassa sui passeggeri di traghetti e crociere per risanare i conti dell’azienda trasporti municipale ma l’idea non è piaciuta tanto, dunque che ha fatto. Ha organizzato un rave party di piazza con la Charlotte De Witte della musica perché Genova è giovane, amala Flotilla, e merita di più. Senz’altro merita lei. 4) Ci sono sindaci che per risolvere iproblemi del loro comune hanno dato sfoggio di un certo masochismo. Michel Marchi (lista civica) per esempio è il sindaco di Gerre de’ Caprioli, nella Bergamasca, che da anni combatte con un’invasione di nutrie senza precedenti. Qualcuno propone di abbatterle, lui invece le vuole mangiare. E poiché tutti sono buoni a predicare bene e razzolare male, ha iniziato a cucinarle nel 2018 e ha continuato a farlo fino al mese di marzo scorso quando si è fatto immortalare ai fornelli mentre si preparava a confezionare ragù di nutria. Non so voi, ma se mi invita a cena declino. 5) Non mangia nutrie ma si corica all’addiaccio, il sindaco di Isernia Piero Castrataro (centrosinistra) che da dicembre dorme in tenda per protestare contro i tagli alla sanità e salvare l’ospedale cittadino e il diritto alla salute. Ho simpatia per lui perché viene da una terra che adoro e mi ha accolto da giovane, ma non so se al suo posto avrei sopportato un simile sfinimento. Soffre della stessa sindrome della dimenticanza di cui patisce il mio amatissimo Molise. Se chiedi dov’è Isernia, qualcuno abbozza altri tremano, e se chiedi di Castrataro ti rispondono altrettanto generici che è un uomo probo ma l’ultima volta l’hanno visto a febbraio.

Per finire, i sindaci rossi di Roma e Milano. Capitoli a parte, mi rendo conto. Gualtieri ha la faccia simpatica, gliene do atto, ma di lui ci sono più foto con la chitarra in mano che al Campidoglio. Mi chiedo se ogni tanto trovi il tempo per governare. No, non è vero, mi correggo. L’ho veduto un sacco di volte con l’elmetto davanti a un cantiere. Un umarell di sé stesso. Va, controlla, sorride, fa vedere la luccicanza del fare. Per i giornali tedeschi con i suoi 179 mila follower è il più social di Europa. Fatto sta che Roma è incasinata, hai rifiuti, non ha completato la metro, è coperta di cantieri ma i parchi sono migliorati e si canta 365 giorni l’anno. 7) Arrivo a Sala, l’happy end. Nemico acerrimo del governare secondo buon senso. Faccia seria, fare impiegatizio, non esattamente il prototipo dell'uomo affabile. Lui non canta e non strimpella, odia le macchine e basta, non so se per religione o convenienza politica. Mi fa uscire di testa. Imbocchi una via e non sai se ne uscirai. Ha cosparso la città di piazzole tattiche che la gente ha in uggia peggio della rosolia e ha distribuito ciclabili dove scorrono ponti ad alta velocità giusto per dar noia a chi guida e creare ingorghi. Si è messo i calzini arcobaleno, ha sposato la causa del Leoncavallo abusivo, ha levato i parcheggi dai quartieri, chiuso le strade, infilzato di paletti antisosta i marciapiedi di città. Verrà ricordato per il casino viabilistico e per una maggioranza scalcagnata e sinistrosissima che lo contesta su tutto. Una sola cosa doveva realizzare e bene: il nuovo stadio di San Siro. È riuscito a fare approvare la delibera ai calci di rigore. Ma c’è già un’inchiesta in corso - oltre alle mille sull’urbanistica - e non promette bene. Quel che è peggio èche non vedo neppure candidati pronti a sostituirlo. Insomma, solo un cretino scenderebbe in campo adesso per guidare una qualche città. A meno che non voglia fare la fine di cui sopra... Ma sarebbe masochismo. O un suicidio e neppure assistito.

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