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Aggressione a 5 stelle contro Il Tempo. E non spiegano le intercettazioni choc

Redazione
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Un attacco scomposto, un'aggressione alla stampa e a Il Tempo che ha avuto l'ardire di pubblicare  informazioni sgradite alle ex toghe ora 5Stelle. Il nostro giornale aveva iniziato ieri con la "trattativa" contro l'Antimafia: due ex magistrati che parlano al telefono, il 6 aprile 2024, nell'ambito delle tensioni che ancora circondano il dossier «mafia e appalti», considerato da più parti una delle concause delle stragi del 1992. A parlare sono Gioacchino Natoli, già pm antimafia oggi indagato per depistaggio, e Gian Carlo Caselli, ex procuratore di Palermo, non indagato ed estraneo al dossier in questione, che attaccano Fabio Trizzino (marito di Lucia Borsellino, figlia dell’ex magistrato ucciso dalla mafia) e Chiara Colosimo, presidente della commissione Antimafia. E ancora le nuove intercettazioni pubblicate oggi con gli insulti a Borsellino, ai suoi figli e agli inquirenti. Ebbene, oggi è arrivata l'aggressione pentastellata a Il Tempo. 

 

Porta la firma dei componenti del Movimentp 5 stelle della commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave. Sentite qua: "Dinanzi agli scheletri che di giorno in giorno escono dai segreti armadi di Fratelli d'Italia, gettando inquietante luce su un fitto reticolo di rapporti di affari, frequentazioni, scambi di favori tra colletti bianchi delle più sanguinarie mafie italiane con sottosegretari, parlamentari nazionali ed europei, ex ministri, esponenti locali del partito, il centrodestra ed i suoi house organ tentano una disperata, volgare e mistificatoria operazione di distrazione di massa. Sono evidentemente con l'acqua alla gola e nel terrore di prossime rivelazioni dirompenti. Dopo avere pervicacemente impedito alla commissione Antimafia qualsiasi indagine su tutti i gravissimi depistaggi delle indagini sulle Stragi politico-mafiose del '92-93, sui mandanti politici, sui complici a volto coperto, perché hanno l'incubo di dover riesumare altri scheletri direttamente dall'album di famiglia, ora tentano di chiudere una saracinesca, blindando come verità di stato che le stragi furono solo opera di mafiosi con la coppola storta per affari di appalti di un lontano passato della prima repubblica".

 

Non è finita: "E' una tesi contraddetta da fatti e documenti, in contrasto con le sentenze definitive di Giuseppe Graviano come regista e principale interessato alla Strage di via D'Amelio per i rapporti intessuti con potenti imprenditori estranei agli appalti, come Silvio Berlusconi, nonchè priva di qualsiasi connessione con il presente in cui il centrodestra è fruitore finale della campagna stragista che segnò la fine della prima repubblica in un bagno di sangue, per fare spazio all'entrata in scena di nuovi partiti. In questa narrazione di comodo che vogliono propinare all'Italia sulla strage che uccise Borsellino, tentano di rappresentare alla pubblica opinione come congiure dietro le quinte, le conversazioni di magistrati della Procura di Palermo che hanno il gravissimo torto di avere ottenuto condanne per collusione con la mafia di tanti mammasantisima di Forza Italia, nonché di aver osato indagare il generale Mori, estimatore dichiarato di Berlusconi e Dell'Utri, oggi indagato dalla Procura di Firenze per le stragi del 1993. Proprio Mori, che aveva dichiarato in televisione la volontà di vendicarsi di quei magistrati, era stato ricevuto dalla presidente Colosimo e, come si apprenderà in seguito grazie a Report, pilotava dietro le quinte i lavori della Commissione, indicando persino i consulenti di suo gradimento da nominare".

 

La nota dei grillini continua così: "In questo disegno politico, vengono spacciate come manovre di occulto depistaggio le conversazioni nelle quali questi magistrati si confrontano tra loro, si scambiano opinioni sui documenti da produrre, sulle persone di cui chiedere l'audizione, sulle domande da porre per fare emergere la verità e rappresentare il reale andamento dei fatti, disinnescando così le manovre di Mori e l'asservimento della Commissione a finalità politiche di parte. La mistificazione disonesta è arrivata al punto di manipolare i testi delle trascrizioni, con un taglia e cuci che furbescamente riporta le parti nelle quali si parla delle persone che potrebbero essere audite, dei documenti da acquisire, omettendo di riportare le parole successive nelle quali si definiscono come "criminali" e radicalmente false le accuse di avere insabbiato alcune indagini rivolte agli stessi magistrati intercettati".

Ebbene, come suggerisce il direttore Daniele Capezzone provate a immaginare questa storia a parti invertite...

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