Le nuove intercettazioni choc. Fanno gli angeli, ma in privato insulti a Borsellino, figli e inquirenti
Le offese degli ex pm di sinistra: «Cretini». «Senza neuroni». «Non hanno massa critica» E Scarpinato diceva a Natoli di non preoccuparsi: «Tanto la gente non capisce niente»
«Una cretina», «più cretino della sorella», anzi «tutti senza neuroni». Parole pesanti, captate dalle intercettazioni ambientali e finite nella richiesta di archiviazione del dossier mafia-appalti. Emerge un rancore che scuote l’eredità di Paolo Borsellino, riversato in una telefonata in cui l’ex magistrato Gioacchino Natoli attacca i figli del giudice ucciso dalla mafia: Lucia è «una cretina», Manfredi «più cretino della sorella», e «tutti senza neuroni». Dalle carte dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta, Natoli non risparmia nemmeno Agnese Borsellino, moglie di Paolo. Secondo l’ex magistrato, le sarebbe stata concessa troppa credibilità «solo perché era la moglie dell’eroe».
Quello status - sostiene Natoli - le avrebbe garantito una "patente di credibilità automatica", a prescindere dalla consistenza dei fatti riferiti. Un giudizio che si inserisce in una lettura più ampia: per Natoli, la narrazione delle stragi sarebbe stata «inquinata» da testimonianze cariche di emotività e simbolismo, capaci di offuscare la realtà. Un altro spaccato arriva da una conversazione tra lo stesso Natoli (indagato per depistaggio) e dall’ex magistrato, Roberto Scarpinato, oggi senatore del Movimento 5 Stelle e membro della commissione Antimafia. I dialoghi intercettati rivelano un clima di forte tensione e una strategia comunicativa studiata a tavolino per le audizioni che Natoli dovrà sostenere nella stessa Commissione antimafia. Scarpinato lo istruisce minuziosamente: «Fatti vedere in modo che siamo preparati prima che ce la buttino addosso!». Si lascia al lettore, l’interpretazione della sibillina frase. Scarpinato gli suggerisce persino la postura psicologica: «Devi essere sereno...e essere indignato per quello che è stato detto su dite... ma per il resto sereno, no?». La replica di Natoli è emblematica: «Infatti sto... sto... sto facendo quest’opera di yoga... sono... sono come quella signora che è distesa sul pavimento del tuo salone...». Per gli inquirenti nisseni, questo coordinamento è «depistante» e di «sicuro rilievo» per valutare l’attendibilità delle versioni fornite.
Il procuratore Salvatore De Luca descrive il dossier come il «crocevia di una serie di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e, presumibilmente, massonici». Nonostante ciò, la richiesta di archiviazione arriva perché non è stata raggiunta la «prova piena e certa» che questa sia stata l’unica o la principale matrice dei delitti. Per De Luca, l’attuale quadro probatorio non è più «idoneo a validamente sostenere l’accusa in giudizio». Ma le intercettazioni restano. E rivelano anche disprezzo per l’attuale magistratura e per l’opinione pubblica. Scarpinato, parlando con Natoli, deride i colleghi del capoluogo nisseno che indagano ancora sul dossier mafia-appalti: «a Caltanissetta stanno ancora seguendo Mafia e Appalti, non so se ti rendi conto del livello! del livello!». Natoli rincara: il tema è «troppo troppo complicato per... la massa critica dei magistrati italiani inquirenti di oggi!». La sintesi di Scarpinato è secca: «Tanto la gente non capisce niente... questo gioco è un gioco troppo scoperto!». Circa quattrocento pagine dove non viene risparmiato nemmeno Paolo Borsellino.
Commentando il fatto che l’ex magistrato vivesse a Marina Longa accanto a un sospetto massone di alto grado, Natoli arriva a definire il collega martire «un grande coglione» («era pure lui un grande coglione come me») per non essersi accorto di chi fosse il suo vicino di casa. Resta la convinzione che l’indagine «mafia-appalti» sia stata il «crocevia di una serie di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e, presumibilmente, massonici». E nonostante l’ «estrema complessità del materiale probatorio» e il suo «certo grado di ambiguità e di contraddittorietà», continua a proiettare ombre inquietanti sulle stragi del 1992.
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