Il ministero delle Imprese delle imprese e del made in Italy ci riprova. Dopo il trimestre anti inflazione: l’accordo con la grande distribuzione e parte dei produttori per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità sullo scaffale, ora è il momento della ristorazione. I tecnici del dicastero di via Veneto, su sollecitazione del ministro Adolfo Urso, stanno mettendo a punto un protocollo con le principali associazioni di settore, per consentire, soprattutto alle famiglie con basso reddito di tornare al ristorante, dopo averlo tagliato a causa della perdita del potere d’acquisto per la fiammata dell’inflazione. Per ora non è sicuro che tipo di intervento e di accordo sarà sottoscritto. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi di lavoro che il Tempo è in grado di anticipare.
Bce, per ora niente taglio dei tassi: quando scenderanno per Goldman SachsLa prima di queste, e cioè un menù calmierato, dunque a prezzo fisso e basso per tutti, sarebbe stato scartato. Troppi ostacoli nel creare una formula in grado di contemperare le diverse tipologie di offerta, gli alimenti da inserire e la qualità dell’offerta. Una delle altre idee messe sul tavolo dal dicastero è stata quella di applicare una scontistica (da definire ovviamente) da applicare alle famiglie insieme alla gratuità dei pasti a partire da un certo numero di figli. Nei colloqui sarebbe emerso la presenza del terzo bimbo (non è stata definita però l’età) del nucleo per ottenere per lui l’esenzione del pagamento nel conto finale. Anche su questo, nonostante l’iniziale convergenza, si sarebbe registrato un marcato scetticismo degli operatori che hanno a quel punto hanno messo al centro della discussione una possibile definizione di un menù ad hoc solo per bambini venduto con un prezzo calmierato. Alla base della richiesta i buoni risultati della campagna del Mimit per il carrello antinflazione nei supermercati. Che ha convinto Urso a riproporre la stessa formula.
Prezzi benzina, pioggia di ribassi alla pompa. Cala pure il dieselNonostante le discussioni ancora in corso i ristoratori sembrano propensi ad accettare la sfida. Diverse le motivazioni che spianano la strada all’adesione. La prima è che si tratterebbe di una partecipazione volontaria e dunque lasciata alla libera scelta dei proprietari dei locali. In più l’accordo, sulla scorta del carrello made in Italy, avrebbe durata limitata nel tempo eventualmente rinnovabile e dunque non vincolante. Non solo. Entrare in un progetto ministeriale darebbe alle categorie della ristorazione la possibilità di vendere un’immagine solidaristica nei confronti delle categorie di cittadini più disagiate. Insomma l’acquisizione di una maggiore reputazione nell’opinione pubblica.
"Occupazione in crescita". Il ministro Giorgetti: Italia in controtendenzaUltimo aspetto, non certo esiziale, la possibilità di sfruttare la campagna promozionale che il ministero avvierebbe per pubblicizzare l’iniziativa. Come nel caso del carrello della spesa, infatti, non mancherebbero cartelli e adesivi da attaccare sulle porte dei ristoranti che partecipano, che sarebbero ben evidenti anche negli spot sui vari mass media destinati a spiegare ai consumatori i termini dell’offerta. Una spinta ai consumi da parte di fasce oggi escluse per il caro prezzi a costo praticamente zero per gli imprenditori del settore. Non è ancora oggetto di discussione ma nelle ultime battute dei colloqui sarebbe emersa anche la possibile richiesta di partecipazione al progetto del ministero dell’Agricoltura. Che potrebbe favorire, previo accordo con i produttori, l’inserimento nei menù calmierati di una selezione di alimenti made in Italy a chilometro zero, con beneficio dunque anche per il settore di produzione alimentare. I lavori sono avazati e nei prossimi giorni la definizione e il probabile annuncio dell’intesa.
