La Susuki GSX R1000R è tornata
LA MOTO DEL MESE
La supersportiva di Hamamatsu torna in Europa con motore aggiornato, 195 CV e nuove dotazioni, ma resta facile ed efficace
La Suzuki GSX-R1000R è un nome che ha segnato profondamente la storia delle superbike. La sua uscita dai listini europei, dovuta al mancato adeguamento alla normativa Euro 5, aveva lasciato un vuoto significativo tra gli appassionati. Ora la Casa di Hamamatsu riporta in scena la sua sportiva di riferimento con un aggiornamento mirato, senza tradire l’identità che l’ha resa celebre nel tempo.
La GSX-R1000R 2026 si presenta infatti come un’evoluzione coerente, più che una rivoluzione. Il design resta fedele alle linee morbide e pulite che da sempre la contraddistinguono, ma introduce dettagli moderni come il nuovo gruppo ottico full LED. A questo si aggiungono alette aerodinamiche in carbonio, pensate per migliorare la stabilità alle alte velocità e rendere la guida ancora più precisa.
In occasione del 40° anniversario della famiglia GSX-R, Suzuki propone inoltre tre livree celebrative, ispirate ad alcuni dei modelli più iconici della sua storia. Un omaggio al passato che si unisce a uno sguardo deciso verso il futuro.
Se l’estetica evolve con cautela, è nel motore che si concentrano gli interventi più importanti. Rimane il celebre quattro cilindri in linea da 999,8 cc dotato di sistema di fasatura variabile delle valvole di aspirazione, ma numerosi componenti sono stati aggiornati. Le testate sono state ridisegnate, le camere di combustione ottimizzate e il rapporto di compressione è stato portato a 13,8:1. Arrivano inoltre un nuovo corpo farfallato maggiorato, pistoni alleggeriti, una distribuzione rivista e uno scarico completamente nuovo, più compatto e leggero.
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Il risultato finale è una potenza dichiarata di 195 CV con un peso di 203 kg in ordine di marcia. Anche la ciclistica rimane sostanzialmente invariata. Il telaio perimetrale in alluminio continua a rappresentare una garanzia, così come il forcellone con capriata superiore e le sospensioni Showa completamente regolabili. La strumentazione resta il noto display LCD, probabilmente l’elemento che più tradisce l’età del progetto, ma aumentano le possibilità di personalizzazione. Ora l’anti-wheelie è regolabile separatamente dal controllo di trazione, compare l’ABS Cornering e non manca il quickshifter bidirezionale.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più discussi della nuova GSX-R1000R. Con un prezzo di 20.490 euro, Suzuki si colloca molto vicino a modelli che offrono una dotazione elettronica più sofisticata e motori ancora più performanti. Restare sotto la soglia psicologica dei ventimila euro avrebbe probabilmente reso il pacchetto più aggressivo dal punto di vista commerciale.
Una volta in pista, però, molte considerazioni da scheda tecnica passano in secondo piano. La GSX-R1000R continua infatti a distinguersi per una caratteristica sempre più rara nel segmento delle superbike moderne: la facilità. Salendo in sella si ritrova immediatamente quella sensazione di familiarità che ha reso celebri le sportive Suzuki. La posizione di guida è relativamente comoda per la categoria, con una buona libertà di movimento e una protezione aerodinamica convincente. Qualche compromesso esiste. I semimanubri rimangono piuttosto chiusi e la distanza tra sella e pedane potrebbe risultare limitata per i piloti più alti, ma nel complesso la GSX-R si conferma una delle superbike meno affaticanti da utilizzare tra i cordoli.
Il quattro cilindri Suzuki non punta a impressionare con brutalità o esplosioni di potenza improvvise. Al contrario, offre una spinta piena, progressiva e incredibilmente gestibile. La coppia ai medi regimi è particolarmente efficace e consente uscite di curva molto brillanti. Merito anche del sistema di fasatura variabile, che rende il motore corposo e sfruttabile praticamente ovunque. Solo agli alti regimi emerge qualche limite rispetto alle migliori concorrenti europee. Oltre i 12.000 giri la spinta continua con costanza fino alla zona rossa, ma manca quella sensazione esplosiva che caratterizza le superbike più potenti della categoria.Anche il comando del gas merita una menzione particolare. La risposta è precisa, progressiva e praticamente priva di effetto on-off, contribuendo ulteriormente alla sensazione di controllo che accompagna ogni fase della guida.
La ciclistica segue perfettamente questa filosofia. La GSX-R1000R trasmette immediatamente fiducia, offrendo un avantreno comunicativo e una notevole stabilità in percorrenza. Si può frenare forte e ritardare l’ingresso in curva senza che la moto perda compostezza. Le sospensioni richiedono qualche regolazione per chi cerca il massimo della prestazione in pista, ma una volta trovata la taratura corretta il comportamento diventa estremamente efficace. L’impianto frenante svolge il proprio lavoro con grande affidabilità. Le Brembo M50 non rappresentano più l’ultima frontiera della tecnologia, ma garantiscono potenza, modulabilità e costanza.
Alla fine della prova emerge una conclusione piuttosto semplice. La nuova Suzuki GSX-R1000R non è la superbike più tecnologica, non è la più potente e nemmeno la più innovativa. Questa è una superbike che funziona bene, ben realizzata per l’obiettivo che si prefigge e che, forse, accusa solo un po’ di mancanza di personalità, di un guizzo particolare. In Suzuki non potevano più ignorare il grido degli orfani della GSX-R. La moto è assolutamente valida, come tuttavia lo era il modello precedente: basterà</CW>?
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