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Lazio, scocca l’ora di Djordjevic

Con Klose infortunato Pioli punta su di lui per guidare l’attacco Il serbo ritrova il Palermo: contro i rosanero i primi gol in serie A

Col sole di domenica a Roma, Filip Djordjevic ne approfitta per una passeggiata in centro. Uno scatto alla moglie Jovana davanti al Pantheon, un selfie con bacio a piazza Navona. I due giorni di riposo concessi dal tecnico Pioli, il serbo li ha trascorsi in famiglia. Un po' di relax prima di tornare a fare sul serio, con in testa un unico obiettivo, la sfida di domenica con il Palermo. I ricordi non lo mollano, uno a uno salgono. Quella con i rosanero è la sua partita, perché nella scorsa stagione ha battezzato la sua avventura in biancoceleste. È il 29 settembre 2014, l'ex Nantes firma i primi gol con la Lazio e in serie A con una tripletta tutta mancina, abbondante antipasto del poker al Barbera. Proprio da quella vittoria comincia la cavalcata degli uomini di Pioli, che da lì avrebbero raccolto sei risultati utili consecutivi, con cinque vittorie e un pareggio. Dal Palermo al Palermo, ancora tu. Djordjevic vuole credere nella cabala, quella con i rosanero è la sua partita. In panchina non c'è più il tecnico Iachini come un anno fa, ma l'ex Lazio Ballardini a curare le ferite. A guidare l'attacco però c'è ancora il serbo, che con ogni probabilità partirà titolare nella sfida dell'Olimpico. Klose è indisponibile e non si allena, Filip è il suo vice e su questo Pioli non ha dubbi. Il serbo è quel tipo di attaccante moderno che all'allenatore emiliano piace molto: aggredisce gli spazi, si sacrifica per la squadra, ha il fiuto dell'ariete. La squadra biancoceleste ha bisogno di questo, qualcuno che veda la porta e faccia gol, disperatamente: la Lazio ha il sesto attacco della serie A, con sole 16 reti realizzate come la Juventus. A Djordjevic lo spirito da bomber non manca di certo, e finora in questa stagione è l'attaccante più prolifico in rosa: in otto presenze (sei in campionato, una in Europa League e una nella Supercoppa) per un totale di 423 minuti giocati, ha siglato quattro gol. Sul secondo gradino del podio c'è Matri con tre gol in undici presenze suddivise in 450 minuti, sull'ultimo Klose ancora a secco quest'anno nonostante le sette presenze e i 376 minuti in campo. Una media gol da non sottovalutare quella dell'ex Nantes, che firma una rete ogni 106 minuti, poco meno di una a partita. E che vede bene la porta soprattutto quando Pioli lo schiera dal primo minuto: è successo in cinque occasioni, in tre partite ha raccolto il suo bottino stagionale di quattro reti. L'obiettivo di Filip è quello di migliorare la sua prima annata in biancoceleste, pesantemente condizionata dal grave infortunio alla caviglia, in cui ha messo a segno nove gol in 27 presenze. La continuità di rendimento, che gli è mancata finora, lo porta sulla buona strada. Perché se il suo inizio di stagione è stato fortemente condizionato da guai fisici - muscolari e alla solita caviglia - il serbo si è ripreso alla grande. Due centri in serie A, a punire Genoa e Frosinone (anche un assist contro i ciociari), poi la doppietta in Europa League contro il Rosenborg a ipotecare la qualificazione ai sedicesimi di finale. Quel bis vale molto di più per l'attaccante serbo: al suo esordio in Europa League assoluto e con la Lazio, ha siglato i suoi primi gol della carriera in una competizione internazionale. E ora, con il Palermo nel destino, è pronto a riscattare i 62 minuti senza sorrisi nel derby e a tornare al gol.

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