La strage di Parigi era presente anche in Brasile, le 130 vittime sono state commemorate con un minuto di silenzio prima del via, lutto al braccio per la Lotus e Grosjean. Un ricordo che si è unito a quello per i morti in incidenti autostradali come da campagna sulla sicurezza voluta dalla Fia e dal Presidente Jean Todt che sabato era incappato in un’incredibile gaffe («ogni giorno sulle strade muoiono 3500 persone, 30 volte più di quelle morte a Parigi»). La gara di Interlagos è stata la più noiosa di tutta la stagione: la passerella delle due Mercedes decisa a tavolino, Rosberg primo e matematicamente vice campione del mondo e Hamilton secondo, Vettel terzo con record tra i piloti in rosso, 13 podi al debutto su 14 in totale, Raikkonen cucchiaio di legno. Il finlandese ha fotografato i 71 giri in terra sudamericana: «Non è accaduto molto. Buona la partenza, le gomme non funzionavano e ho tenuto la posizione». Solo Mercedes e Ferrari a pieni giri, Bottas quinto è stato il primo dei doppiati su una pista riasfaltata, ma che non ha perso la sua vocazione a creare traffico. Due o tre soste, nulla è cambiato per la parata. Semmai «God save Verstappen»: l’olandese ha sfoderato dal suo repertorio due sorpassoni spettacolari alla S di Senna su Perez e Nasr. Si sono guadagnati la pagnotta anche Grosjean e Hulkenberg il cui sesto posto assicura alla Force India la quinta piazza tra i Costruttori. Hamilton invece ha messo pressione a Rosberg con molto garbo, poi ha stampato il giro più veloce giusto per far capire che se avesse voluto qualcosa sarebbe cambiato. La Mercedes a parole ha dichiarato che sono liberi di sfidarsi, ma quanto lo sono in pratica? La casa di Stoccarda ama le doppiette (undicesima stagionale) e voleva il secondo posto tra i piloti prima dell’ultimo gp, quello di Abu Dhabi (dove la Ferrari non ha mai vinto) tra 15 giorni. A giochi fatti, finalmente vedremo una battaglia vera. Lo show è andato in scena nel dopo gara: il campione del mondo ha ignorato fino all’inverosimile il vincitore (secondo successo per il tedesco, quinto dell’anno e tredicesimo in carriera al pari di Ascari), sul podio ha stirato un sorriso finto come l’ex biondo dei suoi capelli (per fortuna è tornato al colore originale) e ha chiesto al presidente della Petronas di mettersi tra lui e Rosberg nelle foto di rito. Il tre volte iridato ha concluso la domenica con dichiarazioni preludio di tempesta per il 2016: «Avevo un bel passo, ma semplicemente su questa pista a parità di vettura non si può superare. Il traffico ha ucciso il gp, un peccato perché il circuito è bello. La strategia era giusta, ma io sono qui per correre e avrei rischiato qualcosa di diverso, se tutto viene previsto fin dall’inizio allora ci si annoia». Anche le faccette di Rosberg in conferenza sono state eloquenti: «È bellissimo vincere due corse di fila, ma è impossibile festeggiare dopo i fatti drammatici di Parigi. Per me le cose stanno andando meglio e non so perché. Lewis si avvicinava? No, io gestivo le gomme e non volevo strafare, lui infatti ha avuto dei problemi». La Ferrari lascia il Brasile con la convinzione di aver ridotto il gap con le Frecce d’argento di un paio di decimi sui long run (in verità quando i primi due su mescole medie hanno tirato la differenza con la Ferrari su soft era intorno al secondo), lo ha detto il progettista Allison e anche Vettel: «Sono partito bene ma non meglio di Lewis e Nico. Eravamo più vicini rispetto ad altre corse, ma non è stato emozionante, non c’era con chi lottare. Ero nella terra di nessuno». Avanti così, per ora.
Il «biscottino» tedesco
Formula 1 A Interlagos dominio Mercedes con finale scontato Vince Rosberg che diventa vicecampione, poi Hamilton e Vettel
