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Un napoletano a processo per Ciro

Massimiliano Vitelli Si allunga a tre nomi la lista dei rinviati a giudizio nel processo per la morte di Ciro Esposito, il giovane supporter del Napoli ferito a morte con un colpo di pistola alla...

Si allunga a tre nomi la lista dei rinviati a giudizio nel processo per la morte di Ciro Esposito, il giovane supporter del Napoli ferito a morte con un colpo di pistola alla schiena la sera del 3 maggio 2014 durante gli scontri che precedettero la finale di Coppa Italia disputata allo stadio Olimpico di Roma tra Napoli e Fiorentina. Esposito lottò tra la vita e la morte fino al 25 giugno quando, in un letto dell'ospedale Agostino Gemelli dove era ricoverato da cinquantatre giorni, il suo cuore cessò di battere per sempre. La Procura di Roma, infatti, ha richiesto ieri l'avvio del procedimento penale anche per il tifoso partenopeo Alfonso Esposito (stesso cognome ma non parente della vittima) che così siederà sul banco degli imputati assieme al tifoso giallorosso Daniele De Santis e a quello azzurro Gennaro Fioretti. Quest'ultimo portato in giudizio perché ritenuto tra i membri del commando che, in viale Tor di Quinto, si avventò contro De Santis dopo il suo assalto al pullman proveniente dal capoluogo campano. Alfonso Esposito, invece, è accusato di rissa aggravata e lesioni gravissime. La sua iscrizione nel registro dei rinviati a giudizio è una parziale sorpresa in quanto lo scorso 28 aprile, durante una seduta del processo, era stato dichiarato ingiudicabile a causa di un difetto di notifica. L'udienza, condotta dal Gup Massimo Di Lauro, è durata solamente pochi minuti. È stata infatti subito rinviata al prossimo 1 ottobre a causa dell'ennesimo difetto di notifica riguardante un atto processuale. Presente tra i banchi anche Daniele De Santis, accusato dell'omicidio, che ha raggiunto il tribunale in barella a causa delle ferite ad una gamba riportate nel corso della rissa. La prima udienza si era svolta l'8 luglio nell'aula bunker di Rebibbia. «Finalmente inizia il processo, anche se per me dovrebbe finire oggi. Ormai i fatti sono evidenti», dichiarò con certezza quel giorno Antonella Leardi, la mamma della vittima. Invece, a distanza di quasi un anno e mezzo, la verità appare quanto mai offuscata e il nuovo rinvio a giudizio ne è la prova.

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