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«L’artrosi si cura anche con la protesi»

Valerio Castro Con l’avanzare degli anni, il nostro corpo si logora. Oggi, per migliorare le condizioni di vita e poter garantire una mobilità ottimale nonostante gli acciacchi del tempo, ci sono...

Con l’avanzare degli anni, il nostro corpo si logora. Oggi, per migliorare le condizioni di vita e poter garantire una mobilità ottimale nonostante gli acciacchi del tempo, ci sono diverse alternative che la scienza medica mette a disposizione. Analizziamo il caso dell’artrosi: si tratta del danneggiamento della cartilagine che, nella condizione peggiore, esige la sostituzione dell’estremità delle ossa che costituiscono l’articolazione nel ginocchio, nella spalla e nell’anca. Ne parliamo con il dottor Giovanni Di Giacomo, specialista in chirurgia ortopedica, in particolare in chirurgia della spalla e del ginocchio, presso il Concordia Hospital di Roma. Professore, come ci si accorge che qualcosa non va? «I sintomi più frequenti sono il dolore locale e la difficoltà nel movimento come la zoppia nei casi di anca e ginocchio e l’impossibilità di alzare e ruotare il braccio nel caso della spalla. Il problema è l’artrosi, quindi si comincia prevenendo il processo artrosico ed eliminando i fattori di rischio come il sovrappeso e le pratiche sportive o lavorative che sollecitano eccessivamente l’articolazione. Poi una corretta fisioterapia, l’uso di farmaci anti infiammatori e talvolta dell’acido ialuronico e dei fattori di crescita possono influire favorevolmente sul dolore». Quando la protesi diventa la migliore opzione possibile? «Come tendenza si propone la protesi il più tardi possibile, quando il paziente ha un dolore molto forte, resistente ai trattamenti prima elencati. Questa chiave di lettura, nella mia personale esperienza non è sempre la più adatta: resistere al dolore per tempi prolungati, oltre ad essere scomodo, compromette le articolazioni vicine o contro laterali, sovraccarica in modo anomalo la colonna vertebrale e il paziente, non muovendo quella particolare articolazione, accelera l’osteoporosi e induce un importante disturbo ai muscoli articolari». Questo ritardo che danni può procurare? «Se pensiamo che le protesi devono essere inserite nel tessuto osseo, capiamo come un’importante osteoporosi può compromettere la stabilità protesica, così come una sofferenza cronica dei muscoli rende difficoltoso il recupero del movimento nell’arto protestetizzato. L’indicazione chirurgica alla protesi viene quindi data dallo specialista ortopedico che terrà in considerazione, l’entità del dolore, l’ età e diversi altri fattori». Come giudica gli esiti di questi interventi? «Oggi i risultati degli interventi protesici articolari, sono migliorati. In particolare sono finalizzati a ridurre il dolore e a recuperare il movimento funzionale; equipe chirurgiche specializzate e l’innovazione dei materiali hanno contribuito e sicuramente contribuiranno a migliorare gli eccellenti risultati ottenuti».

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