Uno scudetto, tre coppe Italia, due Supercoppe di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. E poi la vittoria dell’Europeo Under 21 nel 1994 con la maglia azzurra e un secondo posto agli Europei 2000. Paolo Negro è sul podio nella graduatoria di presenze con la maglia della Lazio, fa parte della storia. Eppure è stato allontanato dal club biancoceleste in malo modo. A distanza di quasi nove anni è ancora emozionato quando parla della sua Lazio, della squadra più forte d’Europa che impartiva lezioni di calcio al Manchester di Alex Ferguson. È stato il primo giocatore messo fuori rosa perché era quello più esposto, quello con la fascia al braccio. «All’inizio il rapporto tra me e Lotito era buono - racconta Negro - il classico rapporto che ci dovrebbe essere tra presidente e capitano. Mi convocò per conoscere il parere della squadra sul tecnico, confermammo le buone impressioni su Caso. I problemi erano tanti, facevo il capitano a tempo pieno ascoltando anche le richieste dei magazzinieri, padri di famiglia che rischiavano il posto di lavoro. Con Lotito mi confrontai sul mercato perché molti miei compagni, vista la situazione, erano intenzionati a fare la valigia: fu quello il punto di rottura». Quattordici elementi in rosa. Poi arrivarono i famosi acquisti, di cui nove in un giorno. «Alla fine del calciomercato lo chiamai per fargli i complimenti, ma il confronto precedente aveva creato una crepa nel rapporto». Un contratto eccessivamente oneroso che viene cestinato per firmarne un altro decisamente meno conveniente. «Mi chiamò il mio procuratore Cavalleri perché dovevamo presentarci a Villa San Sebastiano per firmare. Le cifre le aveva messe Lotito, e le aveva già comunicate al mio agente. Ma al momento di firmare mischiò le carte, giocò nuovamente al ribasso. A quel punto la rottura fu totale». Negro gioca quattro partite, l’ultima il 17 ottobre. Da capitano a indesiderato nel giro di tre mesi. Il difensore viene messo da parte, si allena da solo, circondato dall’affetto di pochi compagni che nel giro di pochi mesi faranno la stessa fine. «Ho mandato giù molti bocconi amari - confida - venivo usato come barriera umana, io e Dino Baggio ci allenavamo da soli, quando la squadra era in palestra noi andavamo sul campo, quando la squadra era in campo noi in palestra. Non conosco i motivi di questi suoi atteggiamenti, continua a perdere giocatori a parametro zero pagando indennizzi sempre maggiori. L’Aic dovrebbe aprire gli occhi e fare di più, gli iscritti non vengono tutelati». Nel 2005 Negro lascia la Lazio. Per molti sarebbe stata una liberazione. Non per lui. «Io l’ho vissuta come una sconfitta - conclude -è stato un trauma. Io la Lazio ce l’ho dentro, avrei voluto spendere il resto della vita per questi colori».
«Amavo la Lazio, mi hanno cacciato»
Simone Pieretti Uno scudetto, tre coppe Italia, due Supercoppe di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. E poi la vittoria dell’Europeo Under 21 nel 1994 con la maglia azzurra e un...
