Natale in Polonia. E purtroppo non è il titolo di un cinepanettone. Si allungano i tempi di carcerazione dei ragazzi ancora costretti dietro le sbarre della prigione di Bialoleka a Varsavia. Parlando in esclusiva a Il Tempo , l’avvocato Stefano Toniolo dello studio Martinez Novebaci di Milano ha deciso di rendere pubblica la situazione di Riccardo Messa, il montatore della trasmissione televisiva «Le Iene» di Italia Uno. Riccardo, infatti, non solo si trova da più di due settimane in cella nonostante non siano ancora state depositate dall’accusa prove a suo carico, ma è tra i giovani italiani quello al quale è stata comminata la pena maggiore: 6 mesi di reclusione senza la sospensione condizionale. «Sono certo della sua assoluta innocenza - disse a Il Tempo Davide Parenti, l’autore de "Le Iene", poche ore dopo l’arresto di Messa - è un ragazzo buonissimo, preciso ed educato. Non può aver commesso alcun atto contrario alle leggi. Chiederemo ai nostri legali di tirarlo fuori al più presto». Un’operazione che, come ci spiega l’avvocato Toniolo, non è così semplice. «La sentenza di Riccardo è in fase di impugnazione ma abbiamo già capito che le tempistiche, in questo caso, sono molto anomale. Attualmente quindi non ci sono possibilità di una scarcerazione immediata. Dopo la prima sentenza di condanna, gli avvocati locali (lo studio Martinez Novebaci si limita ad una collaborazione e a un supporto esterno non avendo l’abilitazione a patrocinare in Polonia, ndc) hanno presentato immediatamente una istanza di liberazione su cauzione che avrebbe permesso a Riccardo di essere scarcerato, con l’obbligo di non lasciare il paese, in attesa dell’appello. La richiesta è stata però rigettata a causa di un’assenza di domiciliazione in Polonia del condannato. I genitori di Riccardo - continua l’avvocato Toniolo - insieme ad altri con i figli nelle stesse condizioni hanno deciso quindi di affittare un appartamento e di ripresentare l’istanza che è tutt’ora in attesa di essere giudicata». Il giovane dipendente Mediaset è tra i ragazzi che hanno rifiutato di ammettere la colpevolezza e sembra che ciò gli sia costato qualche mese in più di galera. «Non solo - attacca il legale - A Riccardo è stato trovato nel giacchetto un bite dentale. Una sorta di apparecchio che viene utilizzato durante il sonno dalle persone affette da bruxismo (una contrazione della muscolatura masticatoria che porta al digrignamento dei denti, ndc). Lo hanno accusato che fosse un paradenti «da rissa» e questo gli ha aumentato la pena. È assurdo». Intanto la possibilità che i dieci giovani già condannati passino Natale e Capodanno nelle patrie galere polacche si fa sempre più concreta (mentre martedì gli ultimi 4 ragazzi in attesa di giudizio patteggeranno la pena e torneranno in Italia). Il 19 dicembre, infatti, i tribunali chiuderanno per le festività. Gianni Stazi, papà di Damiano, uno dei ragazzi già condannati, spera in un’accelerazione. «Mio figlio è stanco ed amareggiato - ci dice da Varsavia - il nostro avvocato ha presentato un’istanza di scarcerazione dietro cauzione presso il Tribunale superiore del riesame chiedendo gli arresti domiciliari da scontare comunque in Polonia». La risposta è attesa per martedì e interessa, ovviamente, non solo Damiano ma tutti i ragazzi ancora detenuti nelle celle del carcere di Bialoleka. «È certo che se la nostra richiesta venisse accettata farebbe da apripista per tutte le altre - aggiunge Stazi - Siamo tutti in ansia. Non ce la facciamo più, vogliamo tornare a casa».
"Arrestato col tirapugni" (ma è il bite per i denti)
L’assurda storia di Stefano ancora recluso a Varsavia. Il giudice: «Apparecchio? No, è un paradenti da rissa»
