GUBBIO La rivincita è arrivata. A Gubbio la Lazio aveva lasciato il brutto ricordo della finale persa con l’Inter, ma grazie al 3-0 all’Atalanta la gioia del quinto scudetto Primavera riempie quel triste vuoto. Sette minuti dopo il fischio d’inizio, la Lazio stava già festeggiando sotto il settore biancoceleste. Il periodo di studio misto a tensione dura pochissimo, perché Keita buca la difesa nerazzurra e costringe Zanotti a un’uscita rischiosa ma efficace: giallo per il portiere e punizione dal limite per i giovani di Bollini, che si litigano il pallone, ma alla fine lasciano al destro di Cataldi e fanno bene. Tiro a giro sul secondo palo e 1-0. La rincorsa per prendersi l’abbraccio dei tifosi presenti, circa 2.500 (solo una trentina i nerazzurri nella curva del Barbetti di Gubbio), è un’esplosione di gioia che coinvolge tutti, panchinari inclusi. Un anno fa, di questi tempi, Livaja aveva avvisato la Lazio con il primo dei tre gol che avevano consegnato lo scudetto all’Inter di Bernazzani. Palma e Varano cercano il pari in più occasioni, ma i loro acuti si spengono in fretta. Al 37’ Bollini perde Antic per infortunio (la caviglia destra gli fa tanto male da non riuscire ad appoggiarla a terra) e al suo posto entra De Francesco. Crecco è tornato a casa, fermato da un virus, poche ore prima della finale. Il centrocampista che Petkovic, seduto in tribuna con Tare e Lotito, si porterà in ritiro a Auronzo di Cadore è uno dei gioiellini della Primavera biancoceleste, ma la sua assenza si fa sentire fino a un certo punto. Cataldi e Falasca corrono e impostano, Vivacqua, preferito a Lombardi, dà una mano in fase difensiva, lasciando agli esterni Tounkara e Keita il compito di far impazzire la linea a cinque dell’Atalanta. La Lazio, però, non riesce a chiudere i conti nel primo tempo e Gagliardini prova a fargliela pagare: schiaccia di testa sul cross di Nava, entra lui nella rete, ma la palla no (di pochissimo). Palma prova la magia da posizione impossibile, ma la sfera sorvola la traversa della porta difesa da Strakosha. Passano pochi secondi dall’inizio della ripresa e la Lazio è di nuovo in attacco: Keita con il mancino cerca il raddoppio, ma trova le braccia del portiere. Cais, il capocannoniere dell’Atalanta, capace di segnare 12 gol in campionato e altri 2 nelle final eight, sbaglia tre occasioni di fila e Cataldi lo punisce: al 15’ del secondo tempo, il suo piattone sinistro vale il 2-0 e gli permette di ricevere il premio Morosini per il miglior giocatore del torneo. Il tris lo firma al 29’ Tounkara: uno-due con Keita e destro in rete sull’uscita del portiere. La Lazio lascia scorrere il cronometro senza patemi d’animo, perché l’Atalanta, che pure ha dimostrato il suo valore contro Fiorentina e Milan, perde le speranze e alza le mani . In quelle dei biancocelesti c’è la Coppa che tutti sognavano da un anno. Per i tifosi la festa è doppia, dopo il trofeo alzato all’Olimpico il 26 maggio scorso .
Un’altra festa per la Lazio
Schiantata in finale l’Atalanta, la squadra di Bollini è campione d’Italia Doppietta di Cataldi, tris di Tounkara. Arriva il quinto scudetto
