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Wiggins si ritira

Infenzione al torace per il campione olimpico costretto a lasciare la corsa. Getta la spugna anche l’ex maglia rosa Hesjedal

Il corridore inglese Bradley Wiggins si è ritirato alla vigilia della 13ª tappa del Giro d'Italia da Busseto a Cherasco. Lo ha annunciato il Team Sky, per la quale gareggia il ciclista britannico su consiglio dello staff medico. Il personale medico del Team Sky ha monitorato il 33enne campione durante la notte a seguito di una infezione al torace. Con un forte gruppo di otto corridori rimasti al Giro, il Team Sky correrà a sostegno di Rigoberto Uran. Il colombiano si trova attualmente al terzo posto in classifica generale, a due minuti e quattro secondi dal leader della corsa, Vincenzo Nibali. Delineando la situazione di Wiggins, il team Principal del Team Sky Sir Dave Brailsford ha dichiarato: «Abbiamo monitorato Bradley durante la notte e questa mattina e lo abbiamo ritirato dal Giro dopo aver consultato lo staff medico della squadra. La sua infezione al torace stava peggiorando e la nostra preoccupazione principale è sempre la salute dei nostri corridori. Bradley tornerà oggi nel Regno Unito per i necessari trattamenti e per riposare e speriamo di averlo di nuovo sulla strada il più presto possibile. Come un corridore appassionato -aggiunge- voleva continuare, ma lui non è semplicemente in grado di farlo per motivi di salute. Tutti al Team Sky augurano a Bradley una pronta guarigione». Oltre al campione britannico si è ritirato anche il campione uscente del Giro, il canadese Ryder Hesjedal, prima della 13ª tappa. Hesjedal, della Garmin, era 38esimo a oltre 32' dalla maglia rosa che conquistò nel 2012. «È qualcosa che non puoi combattere, fa davvero rabbia fermarsi in questo modo, eravamo qui per fare di più ma la vita va avanti». C'è tanto rammarico nelle parole rilasciate da Bradley Wiggins. «Il dottore mi ha detto "adesso basta" - continua - non ho dormito molto la scorsa notte, ieri è stata una giornata terribile, oggi c'era un tappa molto lunga e per quanto tempo e per cosa avrei dovuto combattere? - lo sfogo di Wiggins, partito da favorito e crollato a 5'22" da Nibali - sarei dovuto rimanere solo per essere un numero quando gli altri si aspettano ben altro». Il campione olimpico confessa che non è la prima volta che soffre questo tipo di problema alle vie respiratorie anche se «dopo la vittoria al Tour non mi era più successo. Ma non posso nascondermi e fare finta di nulla. Ora devo guarire e nei prossimi giorni programmeremo il futuro». Wiggins racconta tutta la sua frustrazione, «era difficile trovarmi nelle condizioni di non riuscire a stare a ruota degli altri sui tratti di pianura o sulle semplici salite, era un segnale che non andava e non potevo nascondermi. Se perdevo in pianura, cosa sarebbe successo domani o sabato? Era impensabile combattere con i migliori, devi essere al top per lottare con Nibali ed Evans». Per il corridore del team Sky «il Giro è la corsa più difficile del mondo, tutti i giorni sono duri, anche una tappa come quella di ieri di 130 chilometri con quel tempo. Ho grande rispetto per questa gara, per quanto è dura, e continuo ad amare il Giro, nonostante tutto mi porto a casa dei bei ricordi, la gente mi ha accolto splendidamente, non me l'aspettavo».

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