Come essere banali facendo cose incredibili. La Roma sciagurata ripete sempre lo stesso errore, anche quando sembra oggettivamente impossibile riuscirsi. Nella collezione di suicidi in questo campionato - Bologna, Sampdoria, Udinese, Chievo e Palermo - mancava la chicca di regalare due punti a una squadra già retrocessa, capace di pareggiare una partita e perdere tutte le altre nel girone di ritorno. Detto, fatto. Non una novità, ma il pareggio con il Pescara fa malissimo lo stesso perché spezza immediatamente la ventata d’entusiasmo portata dalla finale di Coppa Italia conquistata a San Siro. Ormai a Trigoria non sanno più che fare. Magari un giorno in più di allenamento avrebbe aiutato - dopo l’Inter la squadra ha riposato di giovedì e ha preparato la gara col Pescara in sole due sedute - ma nelle parole e nei pensieri dei dirigenti c’è rassegnazione. «È una malattia endemica della squadra - riconosce Sabatini - non è che non ci sia energia o volontà di vincere, è che la squadra a volte pensa che si possano sviluppare trame attraverso un canovaccio da loro stabilito, ma in partite del genere, a questo punto del calendario, le cose cambiano». Una Roma che si sazia dopo aver fatto piccoli bocconi, perché eliminare questa Inter dalla Coppa Italia non è certo una scorpacciata, merita la classifica mediocre che ha. «Bisogna mettere qualcosa in più - prosegue lo sconsolato direttore sportivo - sia nella fase difensiva sia in quella offensiva. A volte pensiamo di potercela giocare solo con le nostre qualità, invece dobbiamo pensare anche a quelle dell’avversario. Non possiamo rimproverare alla squadra mancanza di impegno o di voglia di ribaltare la partita, caso mai possiamo dire che qualche volta non affrontiamo l'avversario nella giusta maniera nei primi minuti». Poi un moto d’orgoglio: «Non voglio mettere la squadra alla berlina. La Roma combatte sempre, si rimette a posto, concluderà benissimo il finale di campionato ed arriverà in forma alla finale di Coppa Italia». Difficile aver fiducia dopo una figuraccia del genere e impossibile non pensare che la testa dei giocatori sia già proiettata alla sfida con la Lazio. «Il derby - nega Sabatini - non è stato mai menzionato in questi giorni. Noi ci teniamo ad aver raggiunto la finale ma abbiamo accantonato l’argomento. Sapevamo quanto potevano essere difficili queste due partite in casa con Pescara e Siena. Ora andiamo avanti». Come? Salvando il salvabile e affidandosi per le ultime sei partite alla gestione del traghettatore Andreazzoli, destinato a lasciare il timone al termine della stagione al di là dei risultati. Neppure lui, entrato nel cuore dei giocatori, sta riuscendo a trasformare la mentalità della squadra. «Ha un contratto per altri tre anni fatto da tempo, perché lui è una memoria storica della Roma. Sul suo futuro - chiude Sabatini - faremo delle valutazioni, verificando cosa ha fatto». Ma il vero lavoro si sta facendo sul successore. Potrebbe essere una settimana importante per capire le intenzioni di Allegri, che si è dato appuntamento con Galliani a dopo la gara con la Juve per decidere il suo futuro. Al Milan il toscano chiederà un rinnovo di contratto e garanzie sul mercato e se capirà che non è aria è molto tentato dall’offerta della Roma. Baldini e Sabatini devono tenere in caldo più opzioni. Mazzarri e Pioli quelle italiane, Blanc sembra rimasta l’unica all’estero dopo la bocciatura di Pellegrini.
«La squadra è malata»
Sabatini: «I giocatori pensano che basti la qualità». E adesso la società aspetta la risposta di Allegri