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«Terremoto» a Napoli

«Sonoun vulcano» ha detto il Matador, autore del gol, al termine del pari con rammarico contro il Manchester City. Martini, direttore dell'Osservatorio Vesuviano, lo conferma: «Mercoledì sera abbiamo registrato fenomeni sismici non naturali, ma dovuti alla straordinaria esultanza dei napoletani alla rete di Cavani. Lo stesso accadeva con Maradona e Careca». Di nuovo una città che si ferma, che esplode di gioia nel silenzio della sera, che sta sveglia fino alle 4 del mattino per attendere i beniamini al'aeroporto di Capodichino (erano circa 300). Napoli tra sacro e profano: il cardinale Sepe ha spento il cellulare in quei novanta minuti. Canonica chiusa per partita. Della strepitosa prima in Europa resta l'entusiasmo, ma soprattutto la lezione di calcio che il debuttante Mazzarri (anche per lui prima in Champions, promosso a pieni voti) ha dato al collega Mancini. Contropiedi devastanti e studiati fino allo sfinimento, una difesa arcigna, un Gargano ritrovato e forse il miglior puntello da affiancare a Inler. C'è tanta personalità in questa squadra, c'è soprattutto tanto lavoro. Un solo tallone d'Achille: le palle inattive, non a caso il pareggio è arrivato su calcio piazzato. Il day after è tutto un elogio e una buona notizia. La risonanza ha escluso fratture per Lavezzi uscito anzitempo per un problema al calcagno destro. Ha una contusione e lui, su Twitter, scrive «contro il Milan voglio giocare». I rossoneri hanno un motivo in più per temere la bolgia del San Paolo.

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