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Lazio, l'ultima speranza

La cabala impone di sperare, la testa programma il futuro. È una vigilia strana, quella di Lecce-Lazio. Non si parla di formazione, non si nomina quasi mai l'avversaria, quasi come se la gara di stasera sia una pratica già archiviata. Reja, per quanto possibile, si sforza di tenere alta la tensione: «È da mercoledì che chiedo ai giocatori di affrontare la gara con la giusta tensione - spiega - Dobbiamo andare a Lecce per vincere, non abbiamo ancora raggiunto nessun obiettivo». Vincere contro una squadra già salva e imbottita di riserve, però, potrebbe non bastare per agguantare quella Champions a lungo accarezzata: «Noi - dice l'allenatore - dobbiamo pensare alla nostra gara, e solo dopo andare a vedere il risultato di Udine. Cosa mi aspetto dal Milan? Sono campioni d'Italia, non vorranno fare brutte figure. Anche se i loro obiettivi li hanno già raggiunti». È una speranza debole, ridotta al lumicino. Tanto che, inevitabilmente, il discorso scivola su quello che sarà della Lazio da lunedì, quando andrà in archivio una stagione positiva ma con un finale amaro. Si parla di bilanci. Si parla, nonostante Reja sia riluttante, anche di mercato: «Io non credo che la nostra stagione sia da 6.5 come dice Hernanes - spiega il tecnico - ma penso che tutta la squadra abbia avuto un rendimento tra il 7 e l'8. In primis quelli che hanno giocato di meno. Grazie a loro si è tenuta alta la tensione negli allenamenti e si è creato quel gruppo che è stato la nostra arma in più». Ci sono i rimpianti per le occasioni sprecate - il ko di Udine, soprattutto - e per i continui infortuni che hanno tormentato il reparto offensivo, perdendo per strada quei «5-6 gol in più che ci sarebbero serviti». Sul futuro, invece, il tecnico vorrebbe rimandare ogni discorso alla settimana prossima («magari mercoledì - dice - quando ci saluteremo con la squadra») e anche per questo dribbla le domande su una presunta incompatibilità con Zarate. Su Muslera, invece, Reja non si nasconde: «Personalmente sto facendo molta pressione affinché la faccenda si risolva così come l'anno scorso feci per Ledesma. Muslera è sempre stato il titolare, lo considero tra i migliori portieri del campionato e ha ancora molti margini di miglioramento». Per il resto, c'è la consapevolezza che l'anno prossimo «ripetersi sarà difficile», specie perché «non è semplice migliorare una rosa come questa. Soprattutto per chi come la Lazio non può prendere giocatori da 20-30 milioni di euro. Bisogna lavorare con le idee più che con i soldi». A meno che stasera, sull'asse Friuli-Via del Mare, la congiunzione astrale non permetta il miracolo Champion.

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