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Corsia di sorpasso

Claudio Ranieri, allenatore della Roma

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Un derby vinto può fare miracoli. Figuriamoci se è il quarto di seguito. Ranieri si lascia trascinare dall'onda lunga della stracittadina e ritrova un po' di serenità. Il Cagliari capace di rifilargli cinque gol all'andata non sembra spaventarlo. Anzi, l'anticipo di stasera all'Olimpico gli fa venire l'acquolina in bocca: con una vittoria la Roma salirebbe al secondo posto. Almeno per una notte. Il tecnico giallorosso ci crede ora più che mai, nonostante la rimonta dell'Inter e il distacco di sei punti dal Milan. «Ma noi - dice convinto - siamo attrezzati per lottare con le due milanesi. È dura, però le cose difficili mi piacciono e lotto fino alla fine per conquistarle, come dico ai miei giocatori».   Nessun dubbio su chi sia il vero avversario. «L'Inter per me è la squadra da battere, senza togliere nulla al Milan. Leonardo ha ridato entusiasmo a quei campioni che ora proveranno a riprendere i rossoneri: noi dobbiamo metterci in mezzo, sulla scia e spingere a mille». I record - più punti di tutti nel 2010 e miglior serie positiva nei derby - non gli interessano più. In corsa su tre fronti, Ranieri è consapevole di giocarsi la più grande possibilità della sua carriera nei prossimi mesi. «Mi manca vincere qualcosa a Roma. Il record di punti nell'anno solare è una presa in giro... Io voglio fare più punti di tutti nel campionato». È una candidatura ufficiale per lo scudetto in un momento con ben poche certezze a Trigoria. L'allenatore per primo non sa che futuro lo attende. «Però non sono per nulla preoccupato. C'è un contratto e lo devo rispettare fino all'ultimo, non è che avere un rinnovo mi fa lavorare di più. Io do sempre il massimo, figuriamoci a Roma. So che la Roma sta attraversando un periodo molto particolare della sua storia e che se perde la testa l'allenatore potrebbe succedere un "48". Ma io in tempesta non perdo la testa». Neanche dopo la promessa non mantenuta (per adesso) sul contratto. «Penso al mio lavoro e basta. Ho ammesso che l'anno scorso avevo altre offerte e ho detto di no, cosa posso fare di più? È troppo facile andar via quando hai fatto bene e lasci un bel ricordo. Sono venuto a Roma dopo 35 anni e vorrei rimanerci più a lungo possibile. Non è facile stare qui ma a me intriga molto». Intrigante e faticoso: il mestiere di Ranieri quest'anno è diventato più duro, con una rosa ampia e i malumori degli esclusi da gestire di volta in volta. Per esempio: chi starà fuori oggi nel tridente? Totti e Borriello sono certi del posto, il terzo se lo giocano Vucinic e Menez. E al montenegrino un'altra panchina andrebbe di traverso.   «Credo che il più sia stato fatto - dice il tecnico a proposito del turnover - le delusioni sono state assorbite, o almeno me lo auguro. Certo che dispiace stare fuori. Il primo anno quando c'è una novità è più difficile da digerire». Servono le cattive per imporsi: il metodo Capello, insomma, al quale Ranieri sembra ispirarsi sempre di più anche se preferisce non ammetterlo. «Credo che ogni allenatore debba mettere in campo e dentro lo spogliatoio il proprio carattere. Non deve imitare nessuno. Io sono me stesso sempre e non penso di avere brutti rapporti con nessun giocatore». L'allenatore è tornato anche sulla polemica a distanza con il collega della Lazio. «Chiedo scusa a Reja. Quando ho detto che non viene alle riunioni con gli arbitri ho fatto una battuta e mi dispiace se si è risentito». Un derby vinto fa diventare tutti più buoni.  

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