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TIFOSI DOC

Se Juve, Inter e Milan sono «le grandi», Roma è «la grandissima»

Preferisco però se lo consenti, scusandomi con gli esperti, esprimermi, nella ricerca dalla liberazione da un cruccio, su un aspetto, oserei dire, ontologico della mia squadra del cuore - la Roma - anche se il discorso può valere anche per i cari cugini della Lazio, non essendo tra quelli che vogliono la rivalità acre, che anzi ritengo provinciale, foriera di violenza che invece va debellata definitivamente e un po' masochistica, tipo capponi di Azzeccagarbugli. Dunque, l'aspetto ontologico, di essere la Roma, un concetto hegeliano - l'essere coincide con il dover essere - la Roma o è Roma o non è. Aveva ragione probabilmente Montanelli, quando scriveva nella Sua celeberrima Storia di Roma, che chiamare con cotanto nome una squadra di calcio fosse stato perlomeno irriverente. Erasmo diceva che Roma é la patria delle Muse, la culla della Civiltà e della Cristianità, l'origine di tutto, Rutilio Namaziano dettò il suo epitaffio «facesti del mondo una città, di una città il mondo». Una squadra di calcio poteva e può rappresentare, seppur solo sportivamente, in qualche modo tutto ciò, portando quel nome? Ma tant'è, l'azzardo e l'impresa, in sicura fede, riuscì a Italo Foschi nel '27 e da allora l'anima popolare della città ha abbracciato la sua Squadra e ancora la cinge. Sono tra quelli, che esprime grande gratitudine alla famiglia Sensi per averci fatto vivere quelle sensazioni, che solo qui si possono vivere, con un milione di persone a festeggiare al Circo Massimo e adesso per questo giocoso valorizzante spallettiano collettivo, che ci tiene degni e rispettati, convinto che faremo ulteriori progressi con Rosella e il suo staff. Solo, che il mio senso decoubertiniano di ex sportivo praticante, non mi fa accettare questo concetto dal vago sapore pavovliano, per i riflessi condizionati che scatena, della esclusione dalla elite delle cosiddette «tre grandi», orfane di almeno quattro sorelle. Quando sento e lo sento spesso tra i media e non solo, anche i più importanti richiamare «le tre grandi», Ti confesso Direttore, sto male, per quanto si può star male per l'effimero ovviamente. I primi tempi pensavo: se le tre grandi, come si dice, sono Milan, Juve e Inter, la Roma, squadra della Capitale, è la grandissima. Come si può escludere la Roma da questa titolazione, da questo presunto circolo esclusivo? Per le vittorie forse no, se negli ultimi anni la «Magica» ha vinto sicuramente (e con essa anche la Lazio) più di altre grandi e poi la vittoria è un concetto alato non un pegno, un divenire dinamico, sennò finisce l'essenza dello sport. Dal bacino d'utenza? No, perché con tutto il rispetto, i sondaggi che attribuiscono milioni di tifosi in più a questa o quella sono veri sì ma in parte, ricordando le statistiche del Pollo di Trilussa (forse per questo li chiamano exit poll). Un conto insomma è essere tifoso, un conto essere simpatizzante. Su questo credo siamo tutti d'accordo pur sapendo bene che più si vince e più si simpatizza. La Roma, comunque, conta su una fidelizzazione di appassionati, che «spendono» ognuno per quel che può per la propria Squadra, (quelli del Circo Massimo e qualcuno in più) seconda a nessuno, anzi forse prima. Appassionati veraci però, non quelli che pur sinceramente si dichiarano simpatizzanti, ma non sanno probabilmente e legittimamente neanche qual'è la formazione tipo della propria squadra . Dal patrimonio? Gli altri club blasonati possono avere gra

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