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le nostre vite sospese

Coronavirus e salute mentale: come vincere ansia, stress e paura

Ansia, paura e senso d'oppressione.

Il nuovo Coronavirus umano SARS-CoV-2, responsabile della malattia respiratoria ora denominata COVID-19, ha stravolto in poco tempo le nostre abitudini di vita, i nostri spazi, le nostre relazioni sociali, le nostre certezze. 

Il susseguirsi, poi, dei relativi decreti governativi con i continui, importanti, limiti alla libertà di spostamento delle persone, hanno inevitabilmente avuto un forte impatto anche sulla salute mentale dei cittadini.

Improvvisamente ci siamo ritrovati in una situazione nuova, in cui a far da padrone è un ceppo di coronavirus che non è mai stato precedentemente identificato nell'uomo e che è ancora in fase di studio. Infatti, il virus SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato individuato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019.

Questo sta a significare che non abbiamo a che fare con un pericolo concreto ben determinato, ma abbiamo a che fare con la sua pericolosità -il contagio- intesa come minaccia non identificabile ma che potrebbe essere presente ovunque. In questa situazione di incertezza e di sospensione dal normale fluire della nostra vita, è possibile provare ansia, paura, disagi psicologici, disorientamento

La preoccupazione, inoltre, viene ingigantita dalla circolazione incontrollata di fake news. 

Secondo un gruppo di ricercatori del King's College di Londra, è essenziale che "la comunicazione nei confronti dei cittadini sia chiara" ed inoltre, "che si rimarchi la disponibilità dei beni di prima necessità e si punti anche a far capire la responsabilità che ogni persona ha nel determinare la salute propria e delle altre persone".

Per capire come gli italiani stanno vivendo questo momento di quarantena, l'Eurodap, Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico, ha effettuato un sondaggio per Adnkronos Salute, attraverso il sito www.eurodap.it, a cui hanno risposto 597 utenti in pochi giorni.

Risultato è che ben il 68% sta vivendo molto male la possibilità di uscire di casa solo per valide ragioni. Solo il 7% afferma di trovare beneficio nel rimanere a casa e nel dedicarsi alla famiglia. Nel 78% dei casi il sentimento dominante è l'ansia e il senso di oppressione, il 13% ammette di essere nervoso e solo il 9% dichiara di vivere serenamente questo momento.

Dal sondaggio è anche emerso che, nella maggior parte dei casi (61%), il timore più grande è quello che la quarantena venga protratta senza un termine definito, mentre il 27% ha paura di essere contagiato. Sono pochi (23%), inoltre, gli italiani che hanno deciso d'investire il maggior tempo a disposizione dedicandosi a sé stessi, ai propri interessi, alla crescita personale.

"E' evidente che questa situazione crea un disagio psicologico in misura importante e molto diffuso", afferma Eleonora Iacobelli, psicoterapeuta, Presidente Eurodap e Responsabile trainer Bioequilibrium. "La difficoltà, o in alcuni casi, l'impossibilità di essere produttivi, come la società moderna ci ha abituati ad essere, genera in noi molto stress e frustrazione"- aggiunge la Professoressa Iacobelli.

A tal proposito, l'Eurodap ha attuato, insieme a BioEquilibrium, un'iniziativa di supporto psicologico telematico gratuito rivolto a chiunque ne facesse richiesta. Per aderire sarà sufficiente inviare una e-mail all'indirizzo info@bioequilibrium.it. Le persone interessate saranno ricontattate da uno degli psicoterapeuti con il quale valutare la formulazione dell'intervento. 

Inoltre, tra le altre iniziative, SANIMPRESA, Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa, in collaborazione con il Dott. Stefano Callipo, Presidente Osservatorio Violenza e Suicidio e Psicoterapeuta, ha predisposto un nuovo servizio telefonico dedicato esclusivamente al sostegno psicosociale e di supporto psicologico per questa emergenza Coronavirus (in aggiunta alla linea per la prevenzione del rischio suicidario). 

Chiamando il numero 388.1812406, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, è possibile ottenere un supporto immediato, qualificato e discreto, nella massima riservatezza della privacy.

Se da una parte i fattori oggettivi dovuti all'emergenza non si possono modificare, possiamo provare a governare, per quanto possibile, gli aspetti soggettivi, in relazione al nostro equilibrio psicofisico. Questo, se non altro, per evitare di creare l'effetto "nocebo", perché lo stress che stiamo vivendo genera già di per sé il dannoso cortisolo, l'ormone prodotto dalle ghiandole surrenali (dalla zona fascicolata della loro porzione corticale), responsabile dell'abbassamento delle difese immunitarie.

Secondo il Dottor Marco Paolemili, psichiatra, dirigente del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell'Ospedale GB Grassi di Roma e Presidente dell'Associazione Mens Sana  "Quando le reazioni di difesa sono eccessive il danno che la persona si provoca, o in questo caso provoca alla collettività, è maggiore e la reazione difensiva non è più adeguata ed efficace, anzi, genera più danni di quelli che dovrebbe prevedere". 

Pertanto, prosegue il Dottor Paolemili, "Il suggerimento è quello di non seguire minuto dopo minuto l'evoluzione dell'infezione nel mondo e in Italia. Una costante attenzione del pensiero sul Covid-19 provoca solo aumento dell'ansia e non è di alcuna utilità. Meglio pensare a questo periodo come ad una pausa obbligatoria, durante la quale dedicarsi ad altre attività, per esempio a qualche hobby o impegno in casa che non si è potuto fare a causa del proprio lavoro; continuare a studiare o aggiornarsi, senza fermarsi completamente, nei limiti consentiti naturalmente. Se guardiamo la storia, questa non è la prima pandemia che l'umanità ha affrontato. Ne usciremo come da tutte le altre perché l'uomo è capace di far fronte a tutte le difficoltà grazie alla sua intelligenza".

Il Presidente dell'Associazione "Mens Sana" tranquillizza anche sugli effetti a lungo termine: "Sono dell'idea che riprenderemo le nostre abitudini molto in fretta. Quando le abitudini sono modificate da un agente esterno e non sono, ad esempio, dovute a una malattia mentale o fisica, il periodo di recupero è molto breve. Non dobbiamo ritornare a camminare dopo una frattura o un ictus. Semmai, i problemi saranno altri. Saranno economici per tutte quelle persone che non hanno mantenuto il proprio stipendio inalterato e che quindi dovranno cambiare forzatamente le proprie abitudini. Soprattutto a loro va il consiglio di utilizzare questo tempo per reinvertarsi, per aggiornarsi ed essere pronti ad affrontare le sfide che verranno nei prossimi mesi. Vorrei anche aggiungere che i professionisti della salute mentale continuano tutti a lavorare, chi si sente in difficoltà piuttosto che avere paura e nascondersi, può prendere un telefono in mano e fare una chiamata o una videochiamata a tutti gli psichiatri e gli psicologi che non smetteranno mai di essere in prima linea". 

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