Spin Time in piazza. Ma il corteo fa flop
Doveva essere un «attacco contro la speculazione immobiliare», una chiamata che puntava a radunare decine di migliaia di persone in piazza. Non è andata così. Ieri al corteo di Spin Time secondo le prime stime si sono presentate circa cinquemila persone, 50 mila invece secondo gli organizzatori, ma è bastato recarsi alla manifestazione per capire quale numero si avvicini di più alla realtà. Del resto la giornata di mobilitazione contro gli sgomberi, cominciata alle 14 da piazza della Repubblica, non era partita con i migliori auspici già alla vigilia. Venerdì ben 15 associazioni romane e comitati di sinistra, inclusi i circoli Arci, hanno annunciato con una lettera aperta che non avrebbero partecipato al corteo contestando, di fatto, il rapporto privilegiato che esiste tra Spin Time e il Campidoglio a guida Pd, che esclude però gran parte delle altre battaglie della sinistra radicale, dai «no» stadio e «no» termovalorizzatore fino alle contestazioni contro i piani urbanistici capitolini, a partire da quello degli ex Mercati Generali da trasformare in «studentato di lusso».
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Non si può protestare contro i fondi immobiliari - hanno attaccato Arci e compagnia - se al contempo ci si fa aiutare da chi, ovvero la giunta Gualtieri, ha reso gli stessi fondi protagonisti della riqualificazione di interi quadranti della città. Condivisibile o meno, questa impostazione ha fatto esplodere le contraddizioni nel campo della sinistra a meno di un anno dal voto per le Comunali. E la piazza di Spin Time è rimasta mezza vuota. Nonostante il leader storico Andrea Alzetta, detto Tarzan, dalla testa del corteo abbia incalzato con la solita irriverenza: «Questa manifestazione è contro mostri come Investire Sgr (i proprietari del palazzo ex Spin Time, Hines e altri fondi immobiliari che la fanno da padrone in questa città». Poi la dichiarazione di guerra: «Oggi questo corteo andrà sotto la sede di Investire Sgr». Anche in questo caso, niente da fare. Davanti alla società, alla fine, ci sono arrivate solo una quindicina di persone. Tutti gli altri si sono fermati davanti al ministero delle Infrastrutture, con il cordone del Reparto mobile della polizia di Stato a bloccare Corso d’Italia.
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Qualche coro c’è stato («Investire devi andartene»), ma spenti i fumogeni se ne sono andati loro: il gruppetto di manifestanti si è subito riportato ordinatamente tra le file del corteo, dove pochi erano pure i volti noti della politica: c’erano la solita Ilaria Salis e c’era l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio. Il sindaco Roberto Gualtieri invece era a New York dal collega Mamdani. Gli altri, se hanno partecipato, non ne hanno dato notizia. Altra scena fantozziana quella davanti all’università La Sapienza: con una scala alcuni ragazzi si sono arrampicati fino ai marmi d’ingresso di piazzale Aldo Moro, srotolando striscioni rossi a comporre la scritta: «Il nostro tempo è ora». Tre minuti dopo, però, tutto finito. Lasciati i teli appesi in maniera scomposta, il corteo ha proseguito verso piazza Vittorio, dove si è sciolto. In serata si è diffusa la notizia che i manifestanti sarebbero rimasti in presidio davanti al palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme. Oggi infatti è prevista la seconda giornata di mobilitazione, con un’«assemblea nazionale» sul diritto alla casa. Chissà se avrà maggiore successo.
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