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Cento rom abusivi nei locali dell'Ater, tra sette giorni scatta lo sgombero

Martina Zanchi
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Una settimana per andarsene spontaneamente da locali dell’Ater occupati abusivamente da anni a Torre Maura e Ponte di Nona, in quest’ultimo caso praticamente da sempre. Trascorsi sette giorni (il conto parte da ieri) cominceranno gli sgomberi. È con un’ordinanza del sindaco Roberto Gualtieri che stanno per partire le operazioni di rilascio di due complessi di edilizia residenziale pubblica, occupati da circa cento persone, principalmente di etnia rom.

L’ordinanza riguarda 29 locali «extraresidenziali» (quelli in cui in teoria non si potrebbe vivere, ma tant’è) a Ponte di Nona, tra via Padre Girolamo Lazzarini, via Marcello Candia, via Albert Schweiter, via Beata Chiara Bosatta, via Aldo Capitini e via Caterina Usai (qui sono state occupate anche quattro sale condominiali). A Torre Maura invece lo sgombero avverrà nel complesso di case popolari tra via Enrico Giglioli, via delle Canapiglie, via delle Avocette e via delle Pispole, dove sono stati occupati anni fa «piani terra e piani interrati (garage e cantine)», si legge nell’ordinanza.

Proprio in questa zona due settimane fa la polizia locale ha sequestrato dieci veicoli senza assicurazione, confiscato due mezzi già sottoposti a sequestro e richiesto la rimozione di altre auto e moto abbandonate. Sono stati pure rimossi cinque metri cubi di rifiuti, tra i quali batterie esauste e pneumatici. Non è la prima volta: a marzo dello scorso anno in via delle Canapiglie è scattato un blitz analogo, richiesto (ha spiegato allora il presidente del Municipio VI, Nicola Franco) nell’ambito dell’Osservatorio per la sicurezza del territorio. Questo a testimoniare come la questione fosse nota da tempo alle istituzioni. Ma non sono tanto degrado e illegalità ad aver spinto il sindaco a ordinare lo sgombero urgente, sulla base di una richiesta dell’Ater avanzata a gennaio scorso, nell’ambito del Comitato provinciale ordine e sicurezza in Prefettura.

A preoccupare sono ad esempio la presenza di bombole del gas, pericolose sia per gli occupanti che per chi vive regolarmente nel quartiere, e poi gli allacci abusivi alla rete elettrica e scarichi fognari illegali. Il rischio per la pubblica incolumità è stato certificato anche dai vigili del fuoco. È così che - nonostante l’atavica «allergia» della sinistra agli sgomberi - alla fine il Campidoglio è stato costretto a muoversi. Ma, neanche a dirlo, con una certa gradualità e attenzione.

Tra una settimana partiranno prima gli sgomberi dei locali «liberi da persone», ma occupati da masserizie, «successivamente, a partire dagli immobili occupati in via delle Canapiglie - scrive il sindaco - si procederà con progressività alla verifica dell’eventuale presenza di minori e fragilità preordinata all’individuazione di soluzioni alloggiative alternative». Tradotto: case popolari (dopo averne occupata una) o residence a spese del Comune. Pagherà l’Ater, invece, l’intervento della forza pubblica se necessario, e sarà cura dell’azienda evitare nuove occupazioni realizzando «opere civili di protezione» dei locali sgomberati. Nel cuore della periferia Est si preannuncia un caldo, caldissimo inizio di giugno.
 

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