Ostia, la verità del balneare: "Lo stabilimento è identico al '95 ma ora è abusivo"
Come è possibile che lo Stato incassi milioni di euro per decenni e poi dichiari "abusivo" uno stabilimento che ha dato in concessione? È la domanda che si fa Giovanni Tordella, ex sostituto commissario di polizia, padre di Tiziano Tordella, amministratore della società Arcobaleno Beach srl e gestore dell’Arcobaleno Beach di Ostia, storico lido sequestrato il 22 aprile. Lo stabilimento, spiegano i Tordella, venne assegnato in concessione demaniale nel 1995 d Capitaneria di Porto e Genio Civile. «Nella concessione - sostiene Giovanni Tordella - era chiaramente indicato che le opere in muratura erano proprietà dello Stato e che noi avremmo dovuto occuparci solo della manutenzione». Per quasi trent’anni, racconta, lo stabilimento avrebbe superato controlli tecnici, verifiche comunali e procedure amministrative senza contestazioni. «Mai nessuno ci ha parlato di abusi edilizi - spiega Tordella - anzi, negli anni sono state approvate anche piccole innovazioni strutturali di facile rimozione». Ma il 27 marzo scorso cambia tutto.
Dopo le misurazioni dei tecnici comunali nell’ambito delle procedure collegate alla direttiva Bolkestein, il dipartimento Patrimonio avvia un procedimento amministrativo contro Tiziano Tordella, sostenendo che l’intera struttura sia priva di titolo edilizio. Provvedimento giustificato - secondo la famiglia - dal fatto che lo stesso dipartimento non riusciva a reperire presso i propri archivi la documentazione edilizia e i titoli relativi agli anni ’70, nonostante dal 1995 abbia incassato dalla società oltre 2 milioni di euro per oneri concessori e tasse. «Abbiamo consegnato foto aeree, planimetrie e documenti che dimostrano come lo stabilimento fosse così già nel 1975 - spiega ancora Giovanni Tordella - e ricordato come l’archivio del municipio di Ostia sia stato interessato da un incendio doloso il 16 ottobre 2014, scoppiato in via Martin Pescatore, che ha distrutto fascicoli e documenti sulle concessioni dei lidi, ma non è bastato».
Il 22 aprile arriva il sequestro e Tiziano Tordella finisce indagato per presunti abusi edilizi. «Mio figlio è accusato di reati che sarebbero stati commessi vent’anni prima della sua nascita. È una cosa assurda», attacca il padre. La chiusura dell’Arcobaleno Beach ha provocato forti proteste sul litorale. Il 29 aprile, centinaia di cittadini hanno partecipato a un sit-in davanti alla sede del Municipio X chiedendo la riapertura del lido, denunciando il rischio occupazionale che grava su Ostia. «Qui non si parla solo della mia famiglia - denuncia Tordella - ma di decine di lavoratori che da un giorno all’altro si sono ritrovati senza stipendio e senza futuro». Secondo i promotori della protesta, tra sequestri, bandi e contenziosi amministrativi, a Ostia potrebbe restare operative solo una parte delle concessioni balneari. L’ex funzionario di polizia lega il caso anche alla sua storia personale. «Ho servito lo Stato per oltre quarant’anni, sono stato anche capo scorta di Giovanni Falcone. Oggi mi chiedo come sia possibile che proprio lo Stato abbia distrutto la vita di famiglie che hanno sempre lavorato onestamente. Vorrei parlare agli italiani a testa alta e raccontare questa grave ingiustizia che sta colpendo la mia famiglia e tutta la comunità di Ostia».
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