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Emergenza rifiuti, il gioco dell'oca delle discariche. Si torna al 2019

Pier Paolo Filippi
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Con la città di nuovo sull’orlo dell’emergenza rifiuti dopo che la procura di Velletri ha posto i sigilli alla discarica di Roncigliano ad Albano, si fa sempre più pressante per Roma l’urgenza di dotarsi di uno o due impianti di servizio dove portare gli scarti delle lavorazioni dei Tmb. Il sindaco Roberto Gualtieri vorrebbe indicare alla Regione i siti dove sarebbe possibile realizzare la discarica ma la scelta delle località è diventata un vero e proprio rebus. Una procedura attesa dal 2013, da quando l’allora sindaco Ignazio Marino fece chiudere Malagrotta, ma che in tutti questi anni ha provocato solo proteste da parte dei territori di volta in volta ipotizzati e continui scontri tra Campidoglio e Regione, ultimo lo scorso anno il braccio di ferro tra l’ex sindaca Virginia Raggi e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Come spiegato sia da Gualtieri sia dall’assessore Sabrina Alfonsi, di discariche ce ne potrebbero essere due. Una di queste dovrebbe essere Magliano Romano, nell’invaso di proprietà della società Idea 4, partecipata anche da Acea, dove attualmente vengono sversati i cosiddetti inerti, ovvero calcinacci e scarti delle lavorazioni edili.

Ci sarà da scontrarsi con cittadini e amministratori locali, già sul piede di guerra, ma a livello autorizzativo l’impianto ha già ricevuto l’ok della Regione alla valutazione di impatto ambientale. Più complicato sarà scegliere il sito nel territorio di Roma Capitale. Nell’ultima mappa sulle "aree bianche", ossia libere da vincoli, predisposta dalla Città metropolitana a guida M5s nel 2020, infatti, non ne indicava alcuna. L’idea del Campidoglio è quindi quella di tornare alla mappa che era stata redatta l’anno precedente, nel 2019, nella quale erano indicate ben 15 "aree bianche" dentro Roma. Si tratta della stessa "cartina" dalla quale l'ex sindaca, il 31 dicembre dello stesso anno, aveva scelto Monte Carnevale come sito definitivo, ipotesi poi saltata a seguito dell’inchiesta che ha coinvolto i proprietari della cava e una dirigente della Regione. Scartato questo sito, la mappa del 2019 torna comunque di attualità.

 

 

 

 

Tra le 15 aree bianche individuate, per ridurre al massimo l’impatto sul territorio la scelta sarà ristretta alle aree che già hanno ottenuto autorizzazioni per altre tipologie di materiali, come ad esempio gli inerti, chiedendo alla Regione di estendere i permessi ai codici di rifiuto provenienti dagli scarti urbani. Tre di queste aree sono in Municipio IX: in via Canestrini, nell’ex cava della società Adrastea dove vengono stoccati inerti, in via Laurentina nell’impianto Cortac e in via della Selvotta dove c’è l’impianto di calcestruzzo della QuattroA (Gruppo Seipam). Altre ipotesi riguardano aree in via della Pisana in Municipio XI, via Zagarolese in municipio VI e sull’Ardeatina. Molto più complicato sarà però vincere le resistenze dei cittadini e delle amministrazioni locali. Tutti questi siti sono stati infatti già vagliati negli anni scorsi provocando puntualmente proteste. Così come avevano suscitato opposizioni fortissime anche le altre aree bianche indicate dalla mappatura del 2019, come Pizzo del Prete tra Fiumicino e Cerveteri e Tragliatella.

Il percorso amministrativo sarà comunque lungo. Individuata l’area, serve infatti l’approvazione del Piano territoriale provinciale da parte della Città metropolitana o in alternativa un’indicazione da parte del Consiglio metropolitano. A meno che non si ricorra a un’ordinanza da parte della Regione Lazio che deroghi alle procedure. Un provvedimento emergenziale che taglierebbe però fuori da qualsiasi scelta gli enti locali e i cittadini, andando verosimilmente incontro a proteste durissime come già avvenuto in passato.

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