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No green pass, solo a Roma tre manifestazioni. E i giuristi puntano il dito sulla Lamorgese

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Mancano poche ore alla mesa in pratica della circolare del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che chiede ai prefetti massimo rigore sui cortei. Perché solo a Roma sono tre al momento le manifestazioni previste sabato 13 novembre, tutte nel pomeriggio.

 

Alle 14.30 è in programma a Circo Massimo una protesta contro il green pass, preavvisata da un rappresentate del Coordinamento piazze italiane. All’evento sono attese 1.500 persone. A piazza Santi Aspostoli ci sarà un sit-in sul tema "privacy e beni comuni". Sempre nel pomeriggio di sabato è stato preavvisato in Questura un corteo da piazza Esquilino a piazza Madonna di Loreto indetto da Erasmus student nerwork italia, con una partecipazione prevista di circa 800 persone.

 

Giovedì 11 novembre  a conclusione del Comitato per l'ordine e la sicurezza il prefetto Matteo Piantedosi ha definito la mappa delle zone a maggiore rischio e quelle più adatte a ospitare le manifestazioni. Off limits piazza del Popolo, via del Corso, piazza Colonna, piazza Venezia, e tutti i luoghi vicini a sedi istituzionali.

 

Ma proteste, sit-in e manifestazioni andranno in scena anche in altre città come Bologna, Firenze, Gorizia, Aosta, Genova. 

"La direttiva fornisce ai prefetti indicazioni per fare in modo che venga bilanciato il diritto di manifestare con l’esigenza di tutela della salute pubblica. L’importante è non creare disagi alla cittadinanza e che non ci siano rischi per l’ordine pubblico" ha detto oggi la Lamorgese intervistat su Rai Radio1 al Gr1 delle 8 in vista delle manifestazioni di domani. "Mi sto sentendo con i prefetti, i questori per individuare delle soluzioni adeguate. Quando si mantiene il dialogo aperto si può trovare un punto di sintesi. L’importante è che non ci siano delle pericolose forzature. Confido che i partecipanti siano animati da senso civico e che seguano le indicazioni concordate con le autorità di pubblica sicurezza. Vorrei anche ricordare l’onere che grava sugli organizzatori che hanno il dovere di garantire che si svolgano in sicurezza per gli stessi partecipanti. Senza che vengano pregiudicati i legittimi interessi della cittadinanza", aggiunge.

 

Ma la stretta sui cortei è vista da molti come un tentativo di censura del dissenso da parte del governo. Alle voci critiche si aggiunge quella dei Giuristi Democratici che si dicono "consapevoli della gravità delle conseguenze che potrebbero ripresentarsi a seguito di una massiccia diffusione del Covid-19" ma, al contempo, "allarmati da un’iniziativa governativa tesa ad incidere sull’esercizio del diritto fondamentale di riunione e di espressione del pensiero, articoli 17 e 21 della Costituzione". Il discorso è: "se i cortei si svolgono nel pieno rispetto delle misure di natura sanitaria, non riteniamo costituzionalmente plausibili ragioni astratte, ’ex ante', di prevenzione sanitaria che possano giustificare stringenti limitazioni delle riunioni in luogo pubblico già oggetto negli ultimi anni di eccessive ed ingiustificate restrizioni e disposizioni repressive". 

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