Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, Conte limita i bar e i prezzi aumentano

Damiana Verucci
  • a
  • a
  • a

Prezzi su al bar neanche passate 24 ore dal decreto del Governo che dalle 18 “impone” il sevizio al bar e per chi non è provvisto di tavoli l'asporto, perché è vietato consumare al bancone. Trascorso infatti il primo giorno post ulteriore stretta con gli esercenti che si sono adeguati alla nuova regola in fretta e furia per non incorrere nella multa e nei casi più gravi anche nella chiusura fino a cinque giorni del proprio esercizio, ieri alcuni listini prezzo nei bar della Capitale erano già “gonfiati”. Piccoli accorgimenti scritti velocemente a mano e affissi alla cassa, “giustificati” dai titolari semplicemente con un “mi dispiace, ma i costi sono sempre gli stessi mentre le regole che fanno scappare via i clienti aumentano”. Come a dire o così o chiudiamo. E allora chi faceva il cappuccino a 1,10 euro lo ritocca a 1,20, chi vende cornetti vegani li aumenta da 1,10 a 1,20, quelli normali da 1,10 a 1,20.

Del resto meglio questo, dicono in tanti, che far pagare il servizio al tavolo “imposto” dal Governo, che in genere è sempre un po' più costoso di quello al banco. Tuttavia  è difficile far sedere qualcuno dopo le 18 dicendo che non può stare in piedi né nelle vicinanze del locale a consumare, per poi “imporgli” un ritocco del prezzo. Tanto meglio, allora, farlo già per tutti, banco o al tavolo che sia. Il presidente della Fiepet-Confesercenti, Claudio Pica, non smentisce questi ritocchi e in parte li giustifica sottolineando come “non sono generalizzati ma chi lo fa certo ha necessità di farlo perché aumentare in questo momento i prezzi non è certo una strategia che funziona. Il cliente dobbiamo farlo entrare, piuttosto, non farlo scappare via e gli aumenti certo non favoriscono la seconda ipotesi”.

Ma che il momento sia a dir poco drammatico anche per i bar e la ristorazione in generale lo dicono i numeri: secondo Confesercenti sono almeno 2000 le attività che chiuderanno su 5 mila a rischio, significa che queste 2000 hanno già avviato pratiche per il cambio di gestione o per la vendita; il 10% del totale del settore ristorazione e somministrazione presente a Roma. Per quanto riguarda casi singoli a titolo di esempio, racconta sempre Pica, a Largo Corrado Ricci il titolare denuncia un calo del 75% del fatturato dovuto essenzialmente allo smart working che tiene a casa i clienti abituali degli esercizi soprattutto nella pausa pranzo e come lui tanti altri che ora, dopo l'ulteriore stretta, faranno i conti con altri segno meno. L'inverno è ormai alle porte, anche chi ha spazi esterni o li ha aumentati grazie al provvedimento del Campidoglio se non è dotato di funghi o comunque di coperture per la pioggia, dovrà rinunciarci. Quanto allo spazio interno di media un bar di quartiere non ne ha certo molto e chi entra dopo le 18 e chiede di poter consumare ma non c'è posto a sedere, dovrà necessariamente uscire e andare altrove. “Ieri abbiamo fatto andare via diversi clienti – raccontano da Tiramisù in piazza Irnerio – e non l'hanno certo presa bene, ma non abbiamo tante sedute e dopo le 18 peraltro dobbiamo per forza fare noi servizio al tavolo perché il cliente non può neanche prendersi la consumazione e portarsela al tavolo”. 

Dai blog