Roma Capitale

Esami in vendita, prof rinviato a giudizio

Era riuscito a crearsi un vero e proprio lavoro parallelo a quello che lo vedeva sedere tutti i giorni dietro la cattedra di Scienze delle costruzioni alla facoltà di architettura della Sapienza: un...

Era riuscito a crearsi un vero e proprio lavoro parallelo a quello che lo vedeva sedere tutti i giorni dietro la cattedra di Scienze delle costruzioni alla facoltà di architettura della Sapienza: un lavoro che non prevedeva nessuno sforzo e che , grazie alle vessazioni su decine e decine di studenti che venivano bocciati implacabilmente ad ogni appello, riusciva a garantirgli un surplus di stipendio da capogiro. Con queste accuse ieri il giudice per le udienze preliminari di Roma ha disposto il processo per A.P. all’epoca dei fatti professore a contratto dell’ateneo pubblico più grande d’Europa. Una storia dai contorni assurdi e che il professore, sostiene l’accusa, era riuscito a sviluppare in modo sistematico, implementando l’offerta: dal semplice passaggio dell’esame dietro corrispettivo di denaro, all’obbligo di passare attraverso una serie di lezioni private (tenute da assistenti del professore o da professionisti esterni che comunque versavano almeno la metà del denaro al professore stesso), fino al riconoscimento (anche questo del tutto farlocco) di fantomatici tirocini che fruttavano crediti formativi per chiunque avesse soldi per comprarli. Sono decine i casi individuati dagli investigatori e finiti nel monumentale capo d’imputazione che inchioda il professore "venditore" d’esami alle sue responsabilità. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il professore, ormai settantenne, avrebbe organizzato anche una serie di viaggi all’estero (e venduti, sostiene l’accusa, come propedeutici al superamento del suo esame) attraverso una società di cui rappresentante legale era, miracoli della new economy, lo stesso professore. Una parte del guadagno extra che A.P. riusciva a ritagliarsi grazie al mercimonio di uno degli esami (Scienza delle costruzioni) tra i più ostici per gli studenti di architettura era garantito dai corsi personalizzati che venivano "proposti" agli studenti (che spesso venivano bocciati diverse volte prima di essere avvicinati) e che venivano svolti sia nello studio privato del professore, sia direttamente nei locali dell’università. E per i soldi poi, ci si poteva sempre mettere d’accordo: «Mi devi dare i soldi in contanti - dice il professore ad una studentessa - perché con l’assegno resta la traccia, ti posso fare uno sconto a 3.500 euro, è una cosa illegale lo so, ma me ne fotto».

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