Roma Capitale

Gli stranieri non affittano ai romani

Alle fermate della metro gli annunci dei romeni scritti direttamente nella loro lingua

Un po’ come negli anni ’60, nelle grandi città del Nord, dove si scriveva sugli annunci «Non si affittano case ai terroni». Oggi, nella Capitale d’Italia, il «razzismo al contrario» passa attraverso la nuova prassi adottata dagli immigrati di ultima generazione che, «preferiscono», in modo più soft del passato, condividere le abitazioni con chi ha la loro stessa nazionalità. Nei quartieri Prati, Aurelio, nei pressi della Stazione Termini e dell’Università, ma anche in zona Eur e San Paolo se ne leggono parecchi di cartelli di questo tipo affissi sui muri. Vicino alle stazioni metro, agli angoli dei bar, nei luoghi più affollati. Rumeni che affittano casa «preferibilmente» a potenziali inquilini di analoga nazionalità, albanesi che vogliono solo albanesi o comunque stranieri, marocchini che scelgono di condividere stanze e appartamenti con cittadini marocchini e via dicendo. Italiani esclusi dalla cerchia di convivenza. Fuori della fermata della metro Lepanto ce n’è uno in bella vista che recita: «Affitto una stanza zona Cornelia a cinque minuti dalla metro A, amobiliata», con una emme. E traduzione doc in lingua rumena a fianco in aggiunta. E poi, più su, la scritta «preferibile nazionalità rumena», con l’ultimo termine sottolineato. A conferma della novità ci sono i vari siti di affitti a Roma «mirati». Persino su Porta Portese i rumeni, ad esempio, etnia tra le più gettonate in quel dell’Urbe, affittano solo «a rumeni» e prendono contatti esclusivi con i loro conterranei. Che gli immigrati si preferiscano tra loro non si risolve solo in un fatto di consuetudini e affinità nazionali. Il pensiero fisso che orienta le scelte abitative degli ospiti in casa nostra è spesso meglio fidarsi dei connazionali o di chi è immigrato, gli italiani in casa no. Lo confermano con spontaneità anche alcuni stranieri che fermiamo intenti a segnarsi su un cartello di affitto il numero di telefono di una signora magrebina che loca una stanza al Trionfale solo a stranieri: «Se abbiamo la stessa cultura è meglio. No, non cerchiamo affitto con italiani. Con la mia gente o anche di altri Paesi pure a Roma va bene», dicono. Sul perché non si sbilanciano, ma gesti e toni di voce parlano chiaro: la fiducia è solo per chi viene dallo stesso Paese d’origine o è straniero. E sono in molti a pensarla così. Non un bel regalo per la città e il Paese che li ospita, senza dubbio. Anche se, in loro discolpa, va detto che gli stranieri su suolo romano, soprattutto donne, in fatto di case in affitto si imbattono spesso in difficoltà maggiori degli italiani e che sovente da noi spopola la formula al contrario, che scoraggia non poco: quella degli affittuari italiani che scelgono solo stranieri con l’unico intento di subaffittare lucrando a dismisura.

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