Roma Capitale

Mafia Capitale, Bindi chiede una legge speciale per Roma

La presidente dell'Antimafia: "Il governo trovi una terza via tra lo scioglimento e il lasciare tutto come sta"

Uno schiaffetto. Meno violento del previsto, ma comunque uno schiaffetto. Rosy Bindi entra nel dibatitto su Mafia Capitale e sull'opportunità di sciogliere il comune di Roma. Lo fa da presidente della Commissione Antimafia ma alla fine, chi si aspettava un nuovo "caso De Luca" rimane deluso. Certo, le polemiche non sono mancate. A una parte del Pd è sembrato inopportuno che Rosy intervenisse proprio mentre il governo, dopo la relazione del prefetto di Roma Franco Gabrielli, sta decidendo cosa fare. Non solo ma gli stessi avrebbero preferito che le comunicazioni della Bindi restassero una cosa privata all'interno della Commissione.  Invece, dopo una giornata di polemiche, la presidente ha deciso di rendere pubbliche le sue considerazioni. Che comunque sono un buffetto a Matteo Renzi e al suo esecutivo. Secondo Bindi, infatti, il governo deve trovare "una terza via tra il commissariamento e lasciare tutto come sta, tra scioglimento e non: potrebbe essere un tutoraggio dello Stato, un’assistenza. Serve una fase di accompagnamento temporaneo per il ripristino dell'amministrazione e della legalità che non privi il comune di una guida politica, ma la rafforzi". Insomma, il giudizio su ciò che è accaduto nella Capitale è chiaro. Ma sciogliere ora il comune sarebbe sbagliato. Meglio trovare una terza via. Stavolta Rosy è stata più democristiana dei democristiani. Ha lasciato la patata, bollente, nelle mani di Renzi.

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