Roma Capitale

Incendiò il bar per truffare l’assicurazione. Arrestato

Sotto sfratto e con un pesante debito nei cofronti dell'Acea, fece saltare in aria il proprio bar per incassare il premio dell’assicurazione. Un’esplosione tanto violenta da far precipitare nel vuoto...

Sotto sfratto e con un pesante debito nei cofronti dell'Acea, fece saltare in aria il proprio bar per incassare il premio dell’assicurazione. Un’esplosione tanto violenta da far precipitare nel vuoto gli inquilini del piano sovrastante, dopo il cedimento del solaio, provocando la morte di uno dei loro due cani. A smascherare il piano disperato di Raffaele Bozzoatro, il 39enne napoletano proprietario del «Bar Tati» in via Tuscolana, sono stati gli agenti della Squadra Mobile a distanza di un anno dai fatti. Destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, l’uomo è oggi accusato di incendio doloso, fraudolento danneggiamento di beni assicurati, lesioni personali come conseguenza di altro delitto, furto e corruzione. Erano le 3,20 del 27 luglio del 2014 quando il boato svegliò un intero quartiere. La deflagrazione sbriciolò letteralmente il bar al piano terra di via Tuscolana 642, provocando il crollo dell’appartamento al piano sovrastante. Tre inquilini rimasero feriti, dodici famiglie residenti nel palazzo furono evacuate e costrette a passare la notte fuori. «Non ho mai subito minacce almeno recentemente», si era affrettato a dire agli investigatori Bozzoatro. Lui, che aveva simulato l'attentato inscenando il furto dei video-poker all’interno del suo locale, aveva organizzato con cura ogni cosa per riscuotere il risarcimento assicurativo e far fronte così ai debiti accumulati. Non aveva trascurato alcun dettaglio, neppure quel debito con l'Acea che si portava dietro da troppo tempo. Per insabbiare la pratica di recupero credito con l’Azienda, il commerciante aveva anche offerto una grossa somma di denaro ad un dipendente. Qualcosa, tuttavia, deve essergli sfuggita perché il piano disperato, che qualche sospetto lo aveva destato fin da subito, non ha retto nemmeno un anno, smascherato dagli agenti della Squadra Mobile. Tra le ipotesi inizialmente avanzate dagli uomini allora diretti da Renato Cortese c’era proprio il finto furto inscenato con l’obiettivo di far saltare in aria il bar. La distruzione totale del locale e la mancanza dei ladri tra i feriti vennero considerati piuttosto anomali, al punto da dare il via alle indagini. Nella notte del 24 agosto di due anni fa ci fu un episodio identico a Malagrotta. Una grossa esplosione distrusse un bar in via Aurelia gestito da un macedone di 36 anni. Un'intimidazione riconducibile all'affare dei videopoker, si era ipotizzato in un primo momento, rivelatasi poi una tentata truffa all'assicurazione. Il proprietario e due uomini, un romeno ed un macedone, vennero fermati con le accuse di incendio aggravato e frode assicurativa.

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