Gentile Direttore, con sconcerto abbiamo letto su «Il Tempo» del 4 luglio 2015 l’articolo riguardante Arcus Spa. Da subito nell’occhiello dell’articolo troviamo scritto che «i bilanci della Società dei Beni Culturali sono sotto la lente della Corte dei Conti», una frase che lascia supporre irregolarità messe sotto inchiesta. Niente di più falso: Arcus, come ogni altro ente di Stato, è per legge soggetta al controllo della Corte dei Conti, che annualmente comunica alle Camere un Referto circa gli esiti dei controlli. Il documento da cui il giornalista ha tratto le informazioni altro non è che il rituale Referto annuale. Nessuna "lente" particolare, perciò, ma semplicemente l’usuale documento, dal quale peraltro non emergono riserve circa l’operato della Società. Sempre nell’occhiello dell’articolo si legge che in Arcus si corrisponderebbero «stipendi fino a 24mila euro al mese». Il dato è del tutto infondato. La macroscopica svista deriva, probabilmente, da una lettura superficiale dei documenti: l’importo di 24.000 euro è il compenso corrisposto all’Amministratore Unico di Arcus, ma su base annua e non mensile! Volendo poi limitarci alle inesattezze di maggior rilievo rintracciate nel testo, osserviamo che i «ben 26 milioni e mezzo per trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche» e gli 8 milioni destinati a «istituzioni sociali private» non sono altro che i finanziamenti erogati per interventi di restauro, scavi archeologici e simili, tutti attuati a seguito di decreti interministeriali registrati dalla Corte dei Conti. Gli interventi sono peraltro riportati singolarmente sul sito web di Arcus, al quale chiunque, anche il giornalista, può accedere agevolmente.
Rettifica
All’Arcus Spa nessuna «lente» della Corte dei Conti