Torna l’emergenza degrado di fronte al Gazometro, tra il ponte della Scienza e ponte dell’Industria, alle prese con favela e rifiuti di ogni tipo.
Dopo l’incendio del 24 luglio che aveva divorato le baracche, annerito il canneto e lasciato una distesa di rifiuti carbonizzati, a Ostiense l’area è tornata alle origini, con accampamenti abusivi che spuntano tra la vegetazione, sporcizia e materiali abbandonati che continuano a bruciare, in una zona delimitata ancora dai nastri dei vigili del fuoco di mesi fa.
Una situazione che Il Tempo aveva già documentato il 9 aprile e il 18 agosto, quando tra i canneti erano state individuate decine di baracche, alcune chiuse con lucchetti e dotate di generatori elettrici, bombole del gas e materiali di ogni genere. In questi mesi abbiamo continuato a monitorare con attenzione la situazione. E ieri notte è scoppiato l’ennesimo rogo di rifiuti, questa volta all’altezza dell’area a ridosso del Ponte della Scienza, sempre sotto il Gazometro. Le fiamme hanno divorato la vegetazione e il canneto adiacente alla baraccopoli, creando una colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, che ha messo in allarme tutto il quadrante.
A denunciare nuovamente questa situazione di estrema emergenza è l’associazione Ecoitaliasolidale, tramite il presidente Piegiorgio Benvenuti, che l’altro ieri ha svolto un sopralluogo nell’area. «Dopo l’incendio del 24 luglio e quello di martedì notte è inaccettabile ritrovare baracche abitate in un’area ancora delimitata dai nastri dei vigili del fuoco e rifiuti sparsi in tutta la zona - spiega Benvenuti - Ad oggi la situazione è preoccupante perché nell’area è stata nuovamente ricostruita una favela, con cani da guardia a protezione del nuovo insediamento abusivo».
Non si tratta di un episodio isolato, ma di una situazione che continua a riproporsi senza che si adottano soluzioni strutturali con un fenomeno che a distanza di mesi, continua a mettere a rischio la sicurezza delle persone, la salute dei residenti e la tutela ambientale di un’area di grande valore per la città. In gioco, infatti, non ci sarebbe solo un problema di degrado urbano, ma anche la sicurezza degli occupanti, la salute pubblica e la tutela dell’ecosistema fluviale. Tra vegetazione secca, bombole e generatori, il rischio è che una nuova emergenza si materializzi prima ancora che la precedente sia stata affrontata.
«Non è possibile intervenire soltanto quando divampano le fiamme, per poi lasciare che tutto ricominci come prima. È preoccupante che, dopo le segnalazioni di aprile e le tante richieste di intervento, dopo i roghi e le continue discariche a cielo aperto, ci si trova nuovamente di fronte a una situazione di degrado e potenziale pericolo», sottolinea Benvenuti, invitando le istituzioni, ma soprattutto il Comune di Roma a verificare quali provvedimenti siano stati adottati e perché non sia stato impedito il riformarsi della grande favela.
«Necessario intervenire con urgenza, verificare le condizioni di sicurezza dell’area e le ragioni della permanenza dei divieti di accesso - concludono Benvenuti - Serve la rimozione totale dei rifiuti e dei materiali pericolosi sia in prossimità del Ponte della Scienza che al Ponte dell’Industria, il ripristino delle condizioni di sicurezza e un sistema efficace di vigilanza, affinché non si torni ogni volta al punto di partenza. Non può bastare un incendio a cancellare le baracche, per poi ritrovarle identiche dopo pochi mesi».
Non va poi dimenticato che un vasto incendio, in quella stessa porzione di Tevere, partito proprio da una baraccopoli, distrusse il Ponte dell’Industria mettendo in ginocchio per anni, fino alla sua totale ricostruzione, la viabilità della zona.
