Roma Capitale

Mafia Capitale, Orfini difende Marino: "Decidono i romani non Renzi o io"

Bocciata in Consiglio regionale la mozione di sfiducia del centrodestra a Zingaretti LEGGI ANCHE #MARINOSTAISERENO

La bufera di Mafia Capitale che ha travolto sia la Regione Lazio che il Comune di Roma non spettina Matteo Orfini, commissario Pd Roma e presidente Pd. Infatti dal Nazareno quest'ultimo blinda il sindaco Marino ed esclude che Gabrielli possa commissariare il Comune: "Marino non resta o va via dal suo posto perché lo decide Orfini o Renzi, la sua fonte di legittimazione sono i cittadini che lo hanno votato ed eletto". Una presa di posizione ferma rispetto le esternazioni di ieri fatte dal premier Renzi a "porta a porta" il quale ha chiaramente fatto capire che l'"onestà" di Marino non basta se non segue la "capacità" di agire. Ma poi è arrivata l'interpretazione da parte di Orfini di ciò che, secondo il suo punto di vista, intendeva dire Renzi: "Parlo quotidianamente con Renzi e con Marino. Marino ha visto le parole di Renzi come uno stimolo a fare di più e meglio, è perfettamente consapevole che si deve fare di più". Dunque il commissario Pd di Roma esclude che ci sia "una svolta di Renzi su Marino": "Noi abbiamo da subito rivendicato - ha detto Orfini - la discontinuità tra le giunte Marino e Zingaretti rispetto a quelle Alemanno e Polverini. Abbiamo detto e ribadito che Marino e Zingaretti sono un baluardo della legalità". Poi, Orfini si è soffermato sui "tagli dei rami secchi" che sarà il prossimo obiettivo in calendario: "Il 19 giugno, il primo dibattito della Festa dell'Unità di Roma sarà la presentazione della mappatura dei circoli del Pd da parte di Fabrizio Barca, che ci racconterà cosa ha trovato, circoli buoni, cattivi e intermedi. Sulla base di questo lavoro dal giorno dopo prenderò le mie decisioni, intervenendo sui circoli e recidendo i rami secchi che sicuramente ci sono nel Pd Roma e irrorando quelli che possono svilupparsi e crescere ancora di più".  Orfini promette infine che dopo la relazione di Gabrielli che a suo parere dirà che non c'è bisogno dello scioglimento del Comune, sarà necessario "un salto di qualità dell'azione amministrativa". Parole criptiche che però sono al contempo un'ammissione dei problemi che vive Roma: "È chiaro che tutti i problemi della città non sono risolti - ha proseguito - Nessuno di noi romani sarà tranquillo finché i problemi della città non saranno risolti".   Morcone: "Commissariare Roma sarebbe davvero grave". Il capo dipartimento per l'immigrazione, prefetto Mario Morcone ritiene che sarebbe un danno enorme se Roma dovesse essere commissariata: "Per commissariare 18 mesi per mafia la città Capitale d'Italia ci devono essere degli elementi gravi e pesanti, perché noi condizioniamo l'immagine e la vita dei cittadini italiani per i prossimi 50 anni. Il danno sarebbe enorme. Se la sua capitale - ha spiegato - viene commissariata per mafia per 18 mesi, l'Italia sarà nel pensiero generale il Paese della mafia. Certamente ci sono tante altre strade rispetto a un commissariamento".   Intanto è stata bocciata la mozione in Consiglio regionale presentata dal centrodestra sulla sfiducia al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti il quale ha ribadito che è sua intenzione stroncare ogni tipo di rapporto che inquina la convivenza tra politica e mondo cooperativo. Il governatore ha detto che è necessario "rivendicare il fatto che, in questi due anni, c'è stata una potente iniziativa legislativa di questo consiglio che vuole cambiare questa Regione". Zingaretti ha affermato che alcune leggi stanno portandosi dietro, a cascata, cambiamenti importanti "sul modo di essere della Regione". E poi ha aggiunto: "Sì, oggi c'è una sfida da raccogliere, c'è una mole immensa di produzione legislativa nelle commissioni e in Consiglio che è la vera sfida che vale la pena di portare avanti e tentare, per andare incontro a quella voglia di cambiamento che i cittadini richiedono e che dobbiamo sostenere, altrimenti si tradirebbe il mandato popolare".

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