Da via della Pisana si riconoscono ad occhio. Un agglomerato uniforme che sovrasta la strada e gira intorno ai pochi esercizi commerciali. Più di una cinquantina di palazzi ripartiti in tre lotti, ogni stabile conta dagli 8 ai 10 appartamenti, dai 90 ai 120 metri quadri. Siamo al quartiere ex Incis (Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato), tra Colle Massimo e Largo Quaroni, periferia ovest, il comprensorio edificato negli anni ’60 per i dipendenti pubblici invalidi di guerra. Un patrimonio trasferito poi nell’edilizia residenziale pubblica. Con la dismissione, agli inquilini è stata prospettato l’acquisto: i primi a comprare pagarono per le abitazioni in cui vivevano dai 35 ai 50 milioni di lire. Sotto la gestione Ater, in base alla legge regionale 560/93, con la prelazione di 60 giorni, è proseguita la vendita a chi ci abita da decenni. Oggi nel gruppo dei rimasti ancora con la casa in affitto ci sono solo pensionati, con un problema segnalato alla redazione de Il Tempo: non ce la fanno in due mesi a barcamenarsi con l’ardua impresa di rimediare un mutuo. La signora Annamaria Sattanino dal ’64 abita all’ultimo piano dello stabile al civico 3 di via Gino Coppedè: «Mio marito da 15 anni è invalido al 100% e non sono mai riuscita a far mettere l’ascensore. Ho aspettato 37 anni per un cambio di voltura. Sto dentro da 51 anni. Se riuscirò a comprarlo? Vediamo: come li trovo i soldi in così poco?». Balconi con intonaci cadenti, ringhiere a rischio sicurezza, muri crepati, scale pericolanti in altri alloggi. Gli affittuari over 70 sottolineano: «In due mesi chi se la può comprare casa?». Da via Avanzini a via Moretti fino all’altra parte del quartiere, l’afa illumina il degrado, tra silenzi che inondano la collina di sterpaglie che rischia di franare d’inverno e andare a fuoco col caldo (lo scorso anno è scoppiato un incendio nel boschetto sul retro dell’albergo), alberi a rischio crollo, muretti divisori dissestati. Il capitolo manutenzione, perduto nella triangolazione di competenze tra proprietà Ater, del Municipio e di chi ha acquistato: nel degrado l’area giochi in via Longhena, nonostante l’azione di decoro partecipato, fatiscente il manufatto adiacente che sputa eternit pericolante. Una cosa positiva c’è. Dopo l’intervento del nostro giornale è arrivata la buona notizia per bocca di Claudio Rosi, dg Ater: «Gli alloggi rimasti invenduti - sottolinea - sono il 10%. Parliamo di immobili venduti a un quarto del loro valore di mercato e, secondo la normativa regionale, gli inquilini devono versare il 30% per acquistarli e poi rateizziamo noi o facendo fare loro un finanziamento. Voglio rassicurare i pensionati: se hanno difficoltà stabiliremo proroghe o un rinvio dei termini. Devono informarci». E sul versante manutenzione spiega: «Abbiamo stabilito di recente, anche sollecitati dagli acquirenti, le aree di competenza. La nostra parte la manteniamo con abbastanza regolarità, il cronoprogramma è sul sito. Per il manufatto segnalato verificheremo a stretto giro».
Case Ater in vendita, la rivolta dei pensionati
Corsa contro il tempo degli over 70: «Troppo pochi due mesi per avere un mutuo»
