Roma Capitale

Rissa in Comune. È l’ora delle squalifiche

I consiglieri Peciola e Onorato rischiano tre giornate di «stop» dalle sedute Ma potrebbero salvarsi perché si sono accapigliati a verbale già chiuso

Tre giornate di «squalifica». È il massimo della pena, anzi della «censura» che l’ufficio di presidenza, secondo il regolamento d’Aula, potrà comminare a Gianluca Peciola e Alessandro Onorato, i due consiglieri capitolini resisi protagonisti della rissa scoppiata giovedì in Campidoglio al termine della conferenza dei capigruppo. A dire il vero, proprio per la modalità dello scontro, con l’aggravante della sedia scagliata dall’esponente di Sel verso quello della Lista Marchini, la misura comminata a Peciola potrebbe essere comunque più elevata. La riunione decisiva comunque è prevista per mercoledì, mentre in questi giorni la commissione ascolterà i due consiglieri. Ma perché ci si mette tanto tempo per una decisione che sulla carta sembrerebbe così «facile» da prendere? Perché in realtà, formalmente, sia Peciola che Onorato, nonostane il misfatto, potrebbero essere esenti da qualsiasi «penalità». Infatti, l’articolo 31 del regolamento contempla i comportamenti censurabili che avvengono, esclusivamente, durante le sedute istituzionali del Consiglio, che sono evidentemente l’Assemblea, la conferenza dei capigruppo e le commissioni capitoline. Ma l’episodio sarebbe successo in altro momento. La rissa, infatti, è scoppiata a verbale chiuso e, quindi, fuori dal perimetro di azione del regolamento. A questo punto possiamo tranquillamente parlare di una bella gatta da pelare per la presidente dell’Assemblea, Valeria Baglio, che ieri aveva fatto percepire l’intenzione di elevare punizioni esemplari ai due: «Oggi (ieri, ndr) ci siamo di nuovo riuniti – ha spiegato Baglio - abbiamo ricostruito i fatti e ci siamo riaggiornati a mercoledì prossimo quando faremo l'audizione di Onorato e Peciola. A seguito di quella così come previsto dal regolamento prenderemo provvedimenti. Abbiamo ribadito che bisogna abbassare i toni e cercare di lavorare in maniera dialogante nell'interesse della città». Resta il fatto che la decisione è a completa discrezione dell’Ufficio di Presidenza, che potrebbe anche provare ad aggirare l’ostacolo burocratico. Intanto, se si pensava che le scuse di Peciola, arrivate già giovedì sera, potessero almeno far abbassare i toni, ci si sbagliava. Ieri Onorato è tornato alla carica, annunciando sui social querela nei confronti del collega di Sel per le «minacce» a suo dire ricevute poco prima della zuffa. Accuse rispedite al mittente dallo stesso Peciola, che in serata ha comunicato che presenterà a sua volta querela per diffamazione. La rissa continua in tribunale.

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