Roma Capitale

Scoppia il caso dei pannelli solari e la Fiera crolla

Vincenzo Bisbiglia Centinaia di pannelli solari distesi sui padiglioni della Nuova Fiera di Roma in cambio di uno "sconto" di appena il 20% sull’energia prodotta. Un contratto stipulato sotto...

Centinaia di pannelli solari distesi sui padiglioni della Nuova Fiera di Roma in cambio di uno "sconto" di appena il 20% sull’energia prodotta. Un contratto stipulato sotto Natale e poi di corsa sospeso in autotutela, che a quanto pare era stato "consigliato" da «un avvocato di Investimenti Spa (la società pubblica proprietaria dell’ente fieristico, ndr) a sua volta anche consigliere d’amministrazione della ditta fornitrice». Sono rimasti a bocca aperta i consiglieri di Roma Capitale membri delle commissioni Bilancio e Commercio quando, durante l’audizione di ieri, hanno ascoltato la storia raccontata dal neo ad di Investimenti Spa, Carlo Paris. Un’operazione che «danneggiava fortemente Fiera di Roma», quella sottoscritta il 29 dicembre scorso con Roma Solare srl, pochi giorni prima della nomina di Paris a vertice di Investimenti Spa, il quale poi ha imposto di sospenderla in autotutela. Le indiscrezioni, poi smentite volevano che per questa vicenda il sindaco Ignazio Marino avesse chiesto le dimissioni di Paris. Resta il fatto che la Fiera di Roma è sull’orlo del fallimento. Si evince questo dalle dichiarazioni rilasciate a verbale da Carlo Paris, incalzato dalle domande consigliere di Fi, Ignazio Cozzoli: l’ad ha aperto il suo discorso indicando la "Divina Provvidenza" come principale via d’uscita per l’impasse dell’ente. Sul fronte dei conti, a quanto riferito, Investimenti Spa ha un debito verso Unicredit di 185 milioni di euro, a cui vanno sommati circa 35 milioni di debiti di Fiera di Roma con i fornitori e dei lavori urgentissimi di manutenzione alle strutture portanti dei padiglioni, circa 7 milioni, per un totale di quasi 230 milioni. In questo quadro, la vendita dell’area della vecchia fiera di via Colombo «servirebbe solo a girare l’assegno a Unicredit, senza nemmeno coprire tutti i debiti», visto che si ricaverebbero circa 100 milioni. «Si rischiano due ipotesi di danno erariale – azzarda Cozzoli – Una sulla mancata vendita in 10 anni del vecchio sito, e l’altro sugli interessi passivi fin qui pagati». La cosiddetta "valorizzazione", a detta di Paris, non salverebbe nemmeno i 75 lavoratori che rischiano il posto, di cui 23 saranno disoccupati dal 9 giugno. «Blocchiamo subito la procedura di mobilità e portiamo la vicenda in Assemblea Capitolina», ha detto il presidente della Commissione Bilancio, Alfredo Ferrari.

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