All’interno dello Stadio di Caracalla, nei pressi delle Terme Antoniane, si cela una vera “chicca archeologica”, un sito che gli esperti ancora non riescono decifrare nella sua interezza e che per questo motivo stuzzica come pochi altri la fantasia degli appassionati. Parliamo della Domus Parthorum, complesso archeologico che, nonostante la sua imponenza, resta ancora tutto da scoprire. Le vicende del sito sono state infatti ricostruite solo in parte: anche se recenti scavi hanno permesso di fare chiarezza su alcune fasi costruttive, un’ interpretazione unanime della storia del sito è lungi dall’essere stata raggiunta. Il grande ninfeo, lungo quasi 30 metri, dovrebbe appartenere ad una prima fase edilizia inquadrabile nei grandi lavori di sistemazione dell’area eseguiti in età severiana, anche se, ad oggi, nessuno è ancora riuscito a definirne con sicurezza la funzione. Durante una seconda fase costruttiva, databile presumibilmente intorno alla fine del III secolo d.C., sulla struttura esistente vennero aggiunte una sala circolare coperta da una cupola e una scala che si pensa dovesse collegare il complesso con la parte alta del Piccolo Aventino. Ma anche in questo caso, le interpretazioni su quale fosse la funzione di queste strutture è tutt’altro che unanime. La presenza di una sala absidata a pianta basilicale, poi, ha suggerito agli studiosi l’esistenza di una terza ed ultima fase edilizia, risalente al IV secolo, di poco precedente al disastroso incendio che nel secolo successivo distrusse il complesso. Un vero tesoro, quello della Domus Parthorum, che, però, non è visitabile. Per ragioni poco chiare, per non dire oscure, la parte interna è infatti chiusa al pubblico, mentre quella esterna è visitabile solo a distanza perché recintata. La solita storia. Guardare ma non toccare.
Quel ninfeo dall’ignota funzione
All’interno dello Stadio di Caracalla, nei pressi delle Terme Antoniane, si cela una vera “chicca archeologica”, un sito che gli esperti ancora non riescono decifrare nella sua interezza e che per...
