Tra le strade di Roma, era il braccio operativo di Massimo Carminati, almeno secondo gli atti dell'inchiesta Mafia Capitale. Era talmente temuto da guadagnarsi il soprannome di “Spezzapollici”. Matteo Calvio però, prima ancora di finire sul banco degli imputati a causa dell'inchiesta che ha scosso la città eterna, ieri si è dovuto recare presso il tribunale di piazzale Clodio per un'altra vicenda. “A rovinarmi sono state le donne e la cocaina” ha affermato in aula l'uomo che eseguiva i “lavori sporchi” per conto del “Cecato”. Preso da impegni coniugali, affari “lavorativi” e a causa di un importante uso di stupefacenti, Spezzapollici, dopo aver noleggiato un furgone, aveva “dimenticato” di riconsegnare il mezzo. Che il 47enne non fosse proprio un genio lo avevano affermato gli stessi esponenti di Mafia Capitale. Lo chiamavano “Watson l'elementare” e a lui avevano affidato al “riscossione dei crediti”. Non è la prima volta che un membro della banda si reca in tribunale per un altro processo. Poche settimane fa anche Salvatore Buzzi andò a testimoniare. Era vittima di una tentata estorsione.
"Spezzapollici" in tribunale per furto
Il braccio operativo di Massimo Carminati in aula per un altro processo: non riconsegnò un furgone noleggiato